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Roma, 14 mag – In attesa di scoprire il nome che Di Maio e Salvini faranno a Mattarella per il premier del primo governo giallo-verde della storia repubblicana, salta agli occhi come il presidente della Repubblica non sia stato super partes ma anzi finora abbia fatto di tutto per interferire nella formazione di un esecutivo politico, legittimato dal mandato elettorale.

Quello che sappiamo è che Mattarella non vuole Salvini premier – e l’ipotesi è remota, in ogni caso. Sappiamo inoltre, come confermato dallo stesso capo dello Stato, che il Colle vuole l’ultima parola su tutto, a partire dal premier. Ma anche sui ministeri “pesanti”. Perché se è vero che Mattarella non può dire no a un governo politico, di certo però vuole indirizzarlo il più possibile verso l’Ue, i mercati, gli alleati militari. Vuole edulcorare, smussare ogni aspetto sovranista, populista, anti-sistema.
Ecco perché Di Maio e Salvini sanno che il difficile viene proprio adesso. Perché i paletti del Presidente sono tanti. Mattarella in queste settimane si è professato atlantista, giudicando preoccupante la posizione di Salvini sulla Siria, si è detto chiaramente filo-Ue, mettendo alla berlina i “sovranismi ottocenteschi” (e con loro milioni di elettori che hanno votato per chi vuole fare gli interessi della nazione e non di Bruxelles), e soprattutto ha ricordato a ogni piè sospinto che per indirizzare il governo ha a disposizione tutta una serie di poteri, come per esempio la facoltà di rinviare alle Camere leggi senza copertura, o persino negare la firma ai disegni di legge d’iniziativa del governo che dovessero presentare profili di incostituzionalità, o che a suo avviso non coincidano con il bene del Paese.
Mattarella quindi non è che minaccia di dare filo da torcere al governo, semplicemente non lo farà proprio partire se il nome del premier non gli piacerà. Anche perché tutto dipende da questo, Costituzione alla mano: è il capo dello Stato che discute con il presidente del Consiglio la composizione dell’esecutivo.
Ma al di là dei passaggi istituzionali, resta evidente che Mattarella non è stato al di sopra delle parti, non ha permesso ai politici di fare il loro lavoro senza essere continuamente messi di fronte alla minaccia di un governo del Presidente. Anzi, prima che Salvini e Di Maio si decidessero a dar vita al loro governo – proprio quando stava scadendo l’ultimatum del Colle – Mattarella aveva già deciso lui per tutti, non dando a nessun politico la possibilità di andare in Parlamento a verificare una maggioranza di governo. Questo perché, il Presidente – in barba alla nostra repubblica parlamentare – aveva detto “tanto non ci sono i numeri, quindi il governo lo faccio io”. Un governo tecnico alla Monti, bypassando il mandato elettorale, e per di più con la minaccia che se tale esecutivo non avesse avuto la fiducia in Parlamento, Mattarella avrebbe rispedito il Paese al voto, dandone la colpa ai partiti, giudicati “irresponsabili”. Eppure è un fine giurista.
Adolfo Spezzaferro



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3 Commenti

  1. Fallito venduto traditore lecchino
    Spero che prossimamente si attui una bella modifica per rendere solo rappresentativo e soprattutto MUTO in politica il presidente della repubblica, votato ogni 5 anni al cambio di governo,con stipendio adeguato alla mansione di facciata che avrà.

  2. veramente
    a me risulta che eventuali leggi scomode le può cassare solo una volta,motivando il suo rifiuto alla firma e reinviandole al parlamento o al governo per le eventuali modifiche:
    essi possono venire incontro al presidente,oppure possono anche reiterarle
    senza o con modifiche di facciata,
    e il presidente della repubblica NON può esimersi dal firmarle…
    oppure far cadere il governo,assumendosene la piena responsabilità….
    o almeno così ricordo:stando così le cose,
    può rendere la vita scomoda a governo e parlamento….
    ma bisogna vedere se avrà le palle per farlo,perchè comunque si muova è chiaro che in quel caso ci rimette la PDR per prima,
    e il bluff del suo ruolo di “garante super partes” diventa tragicamente evidente,in tempi in cui gli italiani hanno MOLTA poca pazienza con chi non fa quello che vogliono,
    spianando di fatto una intera autostrada alla demolizione sostanziale del suo ruolo,nell’assetto istituzionale.
    pertini era DI BEN ALTRA PASTA E LEVATURA…
    e il suo primo referente era il popolo,non altri.
    quanto ci manca….

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