Roma, 16 lug – E’ scontro tra Inps e governo. Motivo del contendere, la manomissione di alcuni dati del decreto Dignità. “Se mi vogliono cacciare, mi caccino. Io però resto al mio posto“. Sarebbero queste – secondo quanto riporta la stampa – le parole di Tito Boeri, presidente dell’Inps, finito sotto accusa per la “manina” che avrebbe corretto la relazione tecnica del decreto Dignità, inserendo la tabella in cui si preveda la perdita di ottomila posti di lavoro l’anno per effetto delle misure previste nel provvedimento.
Ieri il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio ha negato di aver mai sollevato sospetti sulla Ragioneria generale e sul ministero dell’Economia circa la manomissione della relazione. Il principale indiziato infatti è l’Inps, autore di stime che definisce “prive di basi scientifiche e in quanto tali discutibili”.
“Non è un numero messo dai miei ministeri o da altri ministri della Repubblica. La verità è che questo decreto ha contro lobby di tutti i tipi”, ha detto il vicepremier in un video postato sulla sua pagina Facebook.
Poi è arrivato il comunicato congiunto con il ministro dell’Economia Giovanni Tria per spiegare che il vicepremier “non ha mai accusato né il ministero dell’Economia e delle Finanze né la Ragioneria Generale dello Stato di alcun intervento nella predisposizione della relazione tecnica al dl dignità. Certamente, però, bisogna capire da dove provenga quella ‘manina’ che, si ribadisce, non va ricercata nell’ambito del Mef”.
Immediata la replica di Boeri: “Le dichiarazioni dei ministri Tria e Di Maio rivolgono un attacco senza precedenti alla credibilità di due istituzioni nevralgiche per la tenuta dei conti pubblici e in grado di offrire supporto informativo alle scelte del Parlamento e dell’opinione pubblica. Nel mirino l’Inps, reo di avere trasmesso una relazione ‘priva di basi scientifiche’ e, di fatto, anche la Ragioneria Generale dello Stato che ha bollinato una relazione tecnica che riprende in toto le stime dell’Inps. Quanto al merito, siamo ai limiti del negazionismo economico“.
A questo punto è intervenuto anche il ministro dell’Interno Matteo Salvini: “Il presidente dell’Inps continua a dire che la legge Fornero non si tocca, che gli immigrati ci servono perché ci pagano le pensioni, che questo decreto crea disoccupazione. In un mondo normale se non sei d’accordo con niente delle linee politiche, economiche e culturali di un governo e tu rappresenti politicamente, perché il presidente dell’Inps fa politica, un altro modo di vedere il futuro, ti dimetti“, E’ evidente che Boeri rappresenta la visione economica del precedente governo, ma – chiosa Salvini – “Noi siamo al governo e mi dispiace per chi ha perso le elezioni”. In merito alla “manina”, il vicepremier commenta da Mosca: “Non so se qualcuno dalla sera alla mattina ha tolto dei numeri, aggiunto dei numeri. So che è un decreto che mira a creare nuovi posti di lavoro e so per certo che ci sono alcuni organismi, penso all’Inps, con cui non ho da fare polemiche personali perché non mi interessano, che però hanno una visione della realtà che è assolutamente lontana da quella degli italiani, da quella del mondo del lavoro, del mondo delle pensioni“.
A stretto giro Boeri risponde anche al leader della Lega: “Consapevoli dell’incertezza che circonda le stime svolgeremo, come sempre, il monitoraggio attento, che peraltro la legge ci richiede. Ma sin d’ora, di fronte a questi nuovi attacchi – e a quelli ulteriori del ministro Salvini – non posso che ribadire che i dati non si fanno intimidire“.
Lo scontro istituzionale è grave e non si vedono soluzioni all’orizzonte, perché Boeri di fatto si è messo di traverso alle politiche economiche di Di Maio, snocciolando i “suoi” numeri contro il governo Lega-M5S. Ma, si sa, le cifre si possono strumentalizzare per manipolare la realtà. Certo è che se è vero che nessuno caccia nessuno, allo scadere della nomina Boeri sarà sicuramente fuori dai giochi. A spiegare perché il bocconiano progressista e immigrazionista non siederà più sulla poltrona dell’Inps è proprio Di Maio: “Non possiamo rimuovere Boeri ora, quando scadrà il mandato terremo conto che è un presidente dell’Inps che non è minimamente in linea con le idee del governo, non perché il presidente dell’Inps la debba pensare come noi, ma perché noi vogliamo fare quota 100, quota 41, la revisione della legge Fornero, l’Inps ci deve fornire i dati, non un’opinione contrastante“.
Insomma, l’Inps deve lavorare per il governo italiano, non contro. E i numeri spetta spiegarli ai politici, non ai tecnici.
Adolfo Spezzaferro

1 commento

  1. Il piccolo è inadeguato titino, il principe dei burocrati renziani, il comunistello che vuol favorire l’immigrazione africana e la negritudine che ci deve sostituire…….. quanto ti fanno schifo gli italiani, meglio farli morire di tasse e povertà………portali a casa tua i negri che tanto adori, facile fare il fenomeno con 50 mila euro di stipendio al mese………. spendili tutti per i tuoi amati negroidi. Auguri.

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