Genova, 14 set – Un mese fa crollava ponte Morandi, causando la morte di 43 persone. Mentre si indaga per accertare le responsabilità, Genova cerca di guardare avanti. Ma il governo è ancora spaccato su come procedere con la ricostruzione. E il capo dello Stato coglie l’occasione per strigliare l’alleanza Lega-5 Stelle. “Genova non attende auguri o rassicurazioni ma la concretezza delle scelte e dei comportamenti“. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un intervento sulla Stampa e Secolo XIX a un mese dal disastro: la città “è stata colpita da una tragedia inaccettabile” e “ricostruire è un dovere“.
Serve un impegno collettivo, nazionale e locale, pubblico e privato“, aggiunge il Presidente nel suo appello, “ritrovare la normalità, una speranza che va resa concreta. Bisogna farlo in tempi rapidi, con assoluta trasparenza, con il massimo di competenza. Con unità di intenti e visione lungimirante. Partendo dal ricordo delle vittime, dai bisogni primari di quei cittadini che hanno perso tutto. E accompagnando via via la ripartenza con provvedimenti che sostengano l’impegno dei cittadini, delle imprese, del mondo del commercio e dell’economia”.

Ieri il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto Genova, che introduce “disposizioni urgenti volte a velocizzare le operazioni di demolizione e ricostruzione del ponte Morandi, al sostegno dei soggetti danneggiati per il crollo, alla ripresa delle attività produttive e di impresa, nonché dirette a intraprendere ogni iniziativa necessaria al ripristino della funzionalità dei servizi pubblici e delle infrastrutture”.
Questi in sostanza, i punti principali. Si istituisce un contributo di sostegno per tutti i soggetti coinvolti dalle ordinanze di sgombero o che hanno subito danni materiali. Si riconosce un contributo anche alle imprese danneggiate dal crollo. Inoltre sono previste misure di facilitazione fiscale per le imprese genovesi e per la piena ripresa dei traffici portuali, prevedendo l’istituzione di una zona franca urbana e di una zona logistica semplificata per il porto e il retroporto, nonché misure immediate per favorire la viabilità e i collegamenti in entrata e in uscita da Genova, implementando il trasporto pubblico locale.
Si istituisce poi la figura del Commissario straordinario per accelerare la ricostruzione delle infrastrutture danneggiate. Ecco, a tal proposito, il governo non ha ancora deciso il nome.
Prevista inoltre l’istituzione di una Agenzia di vigilanza per la sicurezza delle strade e autostrade, con parallelo ampliamento degli organici tecnici del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti dedicati ai controlli di sicurezza, e la creazione di una banca dati sulle opere pubbliche per monitorare, tra l’altro, i parametri di sicurezza delle infrastrutture, utilizzando sistemi tecnologici innovativi.
In merito è intervenuto il governatore ligure, Giovanni Toti: “Ho chiesto di poter dire la nostra come enti locali. Capisco la fretta, il presidente Conte mi ha chiamato questa notte, ma il decreto avrà bisogno di molti aggiustamenti perché è una materia complessa. A me interessa poco quello che succede fuori dalla regione. Io chiedo che questo ponte venga ricostruito in fretta. Qualsiasi misura acceleri mi vedrà sostenitore, mentre qualunque cosa faccia confusione mi vedrà ferocemente ostile“. Ospite di Bruno Vespa a Porta a porta, il presidente della Regione Liguria sottolinea: “Fino a ieri non avevamo neanche visto il decreto. E comunque non si può non coinvolgere gli amministratori di Genova e della Regione. Così non ci siamo”. Il mancato confronto con gli enti locali aveva scatenato le ire della Lega, acuendo la divisione con i 5 Stelle. Non a caso, ieri pomeriggio fonti parlamentari del Carroccio confermavano l’esistenza di distanze interne alla maggioranza sul decreto. A risolvere l’impasse sarebbero stati i contatti tra Toti e Conte mentre era in corso il Cdm. Era stato, fanno sapere fonti leghiste, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti a insistere perché prima di “qualsiasi passo” normativo su Genova “fossero ascoltati il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti e il sindaco di Genova Marco Bucci”.

Oggi il premier Conte sarà a Genova in piazza De Ferrari per ricordare la tragedia dello scorso 14 agosto. Ma il decreto approvato “salvo intese” è insufficiente: non c’è una cifra di massima per i fondi stanziati e non si sa che ruolo avrà Autostrade per l’Italia nella ricostruzione del ponte Morandi – la concessione del tratto crollato di fatto resta a Aspi – , fermo restando che Fincantieri è la scelta condivisa dal governo. Con i vertici indagati per il crollo, Autostrade non si arrende: “Pensiamo di poter dare molto a Genova, in particolare un ponte ricostruito secondo il progetto di Renzo Piano insieme a Fincantieri nei più brevi tempi possibili”, dice l’ad Giovanni Castellucci.

In ogni caso, il governo è responsabile del ritardo nei lavori di ricostruzione. E le posizioni di Lega e M5S, a partire da chi sarà il commissario, attualmente restano inconciliabili. “Salvo intese”, poi, significa che tutto può cambiare da un giorno all’altro. In meglio o in peggio.

Adolfo Spezzaferro

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