Roma, 2 nov – Sul decreto anti Rave la sinistra e il Pd impazziscono, gridando tanto per cambiare alla norma violenta, un po’ fascista, o “da Stato di polizia” per citare il leader del M5s Giuseppe Conte.

Decreto anti Rave, l’ira della sinistra

C’è la sparata di Conte che, dopo un bizzarro paragone tra Rave e Predappio in cui, però, lasciava intendere che tutto sommato la norma non venisse da lui contestata (“bene il decreto sui Rave, ma perché non avete fatto niente per il raduno a Predappio?” come se fossero la stessa cosa), adesso decide “coerentemente” di attaccarla, come riporta Tgcom24, probabilmente fiutando una scia positiva: “Il modo con cui si è intervenuti è raccapricciante. Ci aspettavamo come primo atto del Governo un intervento per il caro-bollette e per il caro-prezzi. Nulla di tutto questo. Questa è una norma da stato di polizia“.

Poi, certo, c’è Enrico Letta. Lui non può mancare mai. Così il segretario del Pd su Twitter: “Il Governo ritiri il primo comma dell’art434bis di riforma del Codice Penale. È un gravissimo errore. I rave non c’entrano nulla con una norma simile. È la libertà dei cittadini che così viene messa in discussione.  #NoArt434bis”.

La replica di Salvini a Letta: “Non si torna indietro”

Matteo Salvini risponde a Letta così: “Un Pd ormai in confusione totale difende illegalità e #raveparty abusivi, chiedendo al governo di cambiare idea. No! Indietro non si torna, le leggi finalmente si rispettano”. Dal Viminale intanto rassicurano che “la norma anti-rave illegali interessa una fattispecie tassativa che riguarda la condotta di invasione arbitraria di gruppi numerosi tali da configurare un pericolo per la salute e l’incolumità pubbliche”. La norma “non lede in alcun modo il diritto di espressione e la libertà di manifestazione sanciti dalla Costituzione e difesi dalle Istituzioni”.

Alberto Celletti

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