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Roma, 18 ott – Il testo del decreto Fiscale, approvato lunedì dal Consiglio dei ministri, sarebbe arrivato al Colle “manipolato“. A sostenerlo è il vicepremier Luigi Di Maio. “Non so se è stata una manina politica o una manina tecnica, in ogni caso domattina si deposita subito una denuncia alla Procura della Repubblica perché non è possibile che vada al Quirinale un testo manipolato”. E’ l’accusa lanciata ieri da Di Maio a Porta a Porta. “Nell’articolo 9 del decreto fiscale c’è una parte che non avevamo concordato nel Consiglio dei ministri. Noi in Parlamento non lo votiamo questo testo se arriva così. Questa parte deve essere tolta. Non ho mai detto che si volevano aiutare i capitali mafiosi. Nel testo che è stato trasmesso al Quirinale c’è una sorta di scudo fiscale e una non punibilità per chi evade”.
Tuttavia qualcosa non torna. Innanzitutto al Quirinale, a quanto pare, il decreto non è ancora arrivato. Pertanto non è chiaro a quale testo si riferisca il vicepremier pentastellato. Inoltre, nel caso fosse vero che il testo sia stato manipolato, la “manina” di cui parla Di Maio di chi sarebbe? Insomma il giallo si infittisce, ma il governo non appare compatto. “Se non è così torno a Palazzo Chigi, accertiamo tutto“, si corregge Di Maio quando Bruno Vespa gli riporta la nota del Colle, che smentisce che il decreto sia arrivato. “Non ci sarà bisogno di riunire un nuovo Cdm. Basta stralciare quella parte dal testo“.
La Lega, dal canto suo, nonostante sia chiamata in causa dal “ritocchino” del decreto che contiene la pace fiscale, misura-bandiera del Carroccio, si tira fuori. “Noi siamo gente seria e non sappiamo niente di decreti truccati“, dicono fonti leghiste. “Stiamo lavorando giorno e notte sulla riduzione delle tasse, sulla legge Fornero e sulla chiusura delle liti fra cittadini ed Equitalia“.
Non ho ragione di dubitare della Lega, ci siamo stretti la mano”, dice Di Maio in tv, “Confermo la fiducia in tutto questo governo. Ma se cominciamo così e ci facciamo passare sotto il naso testi così allora inizieranno i problemi grossi, ovvero che qualcuno si mette in testa di poter fregare il governo”. E a Vespa che gli chiede se sospetta di Giancarlo Giorgetti, risponde: “Non mi permetterei mai di indicare responsabili. Vedremo dopo la denuncia”.
Alla fine è dovuto intervenire il premier Giuseppe Conte, che ha bloccato l’invio ufficiale del testo al Quirinale. Da Palazzo Chigi spiegano che il testo era stato anticipato al Quirinale in via meramente informale, come è consuetudine fare in questi casi. Ora prima dell’invio, spiegano le stesse fonti, il Presidente del Consiglio intende rivedere personalmente il testo articolo per articolo.
Di Maio, poi, non è nuovo a questa psicosi diciamo della presunta “manina”: già alla presentazione del decreto Dignità, il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico aveva accusato il Tesoro di aver inserito a sua insaputa il passaggio sui presunti 80mila posti di lavoro in meno che il provvedimento avrebbe causato. Ma la firma sul decreto era proprio quella del vicepremier.
Un “incidente increscioso che verrà superato“, assicura l’economista senatore della Lega, Alberto Bagnai. “Dal punto di vista politico – aggiunge – stiamo facendo un buon lavoro. La maggioranza è politicamente coesa anche se sul fisco c’è qualche visione diversa”.
Ma ormai – come si suol dire – la frittata è fatta. Le opposizioni si scatenano. “Luigi Di Maio è un uomo disperato – scrive su Facebook il senatore del Pd Matteo Renzi – si è accorto in ritardo di aver dato il via libera ad un condono. Prima ha votato il testo del decreto legge, poi ha detto che glielo hanno cambiato e si è rimangiato tutto”. Critiche contro il gialloverde arrivano anche anche da Forza Italia (alleata della Lega nella coalizione di centrodestra): “Luigi Di Maio è imprigionato in un episodio della Famiglia Addams: è perseguitato dalla Mano – scrive su Twitter Mara Carfagna – Ammetta una buona volta che i Cinquestelle hanno dato il via libera ad un condono fiscale a loro insaputa”.
Adolfo Spezzaferro

1 commento

  1. Pur considerando gli errori, i provvedimenti non condivisibili, le ingenuità e contraddizioni di questo Governo giallo-verde, invito prima di ogni cosa a pensare a cio’ che c’era prima.
    Magari troppo timidamente ma una sterzata sulla difesa dei nostri confini e degli interessi nazionali credo si possa percepire e non solo sul fronte dell’immigrazione dei clandestini ma anche ad esempio sulla sanzione alle società che hanno ricevuto aiuti governativi e poi scappano all’estero e piu’ in generale su una idea che questo Paese non deve essere messo in liquidazione e smantellato per gli interessi di altri.
    Ricordo la macchina trituratrice che ha spolpato Craxi a cui si associava anche buona parte dell’msi del tempo e poi ci siamo trovati …
    Se Conte, Di Maio e Salvini se ne vanno le probabilità che ci rifilino cottarelli o un suo parente politico/economico sono assai alte.

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