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Roma, 4 feb – “Non sono un ostacolo al nuovo governo, mi rivolgo al M5S: io ci sono e ci sarò“, così il premier uscente Giuseppe Conte apre al premier incaricato Mario Draghi, invitando i 5 Stelle governisti a fare altrettanto. Così, con un intervento lampo davanti a Palazzo Chigi, con tanto di tavolino in mezzo alla piazza per i microfoni, Conte si schiera per la linea del dialogo, come aveva fatto poco prima il ministro degli Esteri uscente Luigi Di Maio. E il premier dimissionario rinnova anche il dialogo con Pd e LeU. Con l’auspicio di restare uniti anche adesso.

Conte: “I sabotatori cercarteli altrove” (la vittoria di Renzi gli brucia ancora tanto)

Le consultazioni del premier incaricato stanno per cominciare e Conte si affretta a dire la sua. “Non sono un ostacolo alla formazione nuovo governo. Lavorerò per il bene del Paese. I sabotatori cercateli altrove”, dice. Segno che la vittoria di Renzi nella crisi di governo brucia ancora tanto. “Auspico un governo politico solido per operare scelte politiche”. Conte insiste sul fatto che le scelte politiche “non possono essere affidate a squadre di tecnici”. Servono i politici, pure quelli del M5S. Magari pure lui, serve. Magari ci spera (oppure Draghi gli ha già promesso una poltrona). Insomma, sono ormai chiari i due schieramenti contrapposti nel Movimento, che rischia più che mai la scissione. Quello disponibile ad intavolare la trattativa per il nuovo esecutivo e quello dei “duri e puri” in stile Grillo e Di Battista, che dicono no ai governi tecnici. Anche se quello di Draghi non sarà un governo tecnico, a quanto pare.

Conte fuori Palazzo Chigi per dire che vuole tornarci, prima o poi

Insomma, Conte – forse perché spera di andare alla Farnesina, in quanto premier “trombato” gli spetterebbe diciamo per tradizione – non si arrende, dice che c’è e dice al M5S di esserci, insieme con Pd e LeU. Ma stavolta c’è pure Renzi, c’è pure Italia Viva. L’unico dato certo è che Conte che ora è fuori da Palazzo Chigi – come sottolineato dalla messinscena del tavolino in piazza – nel Palazzo vuole tornarci. Prima o poi. Altro che tornare a insegnare.

Adolfo Spezzaferro

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