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Roma, 7 mag – In attesa che stasera Sergio Mattarella chiuda le consultazioni con i presidenti di Camera e Senato, Fico e Casellati, l’impasse politica resta irrisolta. I partiti non hanno trovato un accordo di governo. Tanto che dal Quirinale arrivano rumors circa l’intenzione di varare in tempi molto brevi un governo di tregua. Ma se questo esecutivo del Presidente non trovasse sostegno in Parlamento (ipotesi molto probabile), l’unica alternativa è il ritorno alle urne. A tal proposito, il Colle non esclude persino l’ipotesi del voto a luglio, forse domenica 8. Ipotesi avanzata, dopo un incontro alla Camera, anche dal leader del M5S, Luigi Di Maio e da quello della Lega, Matteo Salvini, che ha dichiarato: “Se ci fossero ancora i veti incrociati che ad oggi ancora ci sono, la cosa più seria da fare, invece di inventarsi governi alla Monti e alla Fornero, è di andare dagli italiani il prima possibile. Non è quello su cui stiamo lavorando ma tempo da perdere non ce ne è e la data di domenica 8 luglio è quella più vicina”.
Il capo dello Stato preferirebbe un governo in grado di durare fino a dicembre per varare la legge di Stabilità e così scongiurare l’aumento dell’Iva, ma, dopo le dichiarazioni dei due “vincitori” del 4 marzo, Mattarella molto probabilmente darà il la a un esecutivo “elettorale” che abbia l’unico scopo di riportare l’Italia alle urne.
Questo perché il presidente della Repubblica non ha mai avuto l’intenzione di affidare l’incarico a Salvini (nonostante quest’ultimo si sia proposto più volte in queste ultime ore, previo passo di lato da parte di Berlusconi e Di Maio), anche perché c’è il forte rischio che il capo politico della Lega non riesca a trovare in Parlamento quei voti necessari per governare. Nel dubbio quindi il leader della Lega si associa a quello dei 5 Stelle nel chiedere il voto subito, soprattutto per non lasciare soltanto a “Giggetto” l’onore dell’opposizione in caso di “inciuci” in salsa Nazareno 2.0. E dal canto suo Mattarella non ha alcuna intenzione di rischiare con un governo Pd-Forza Italia e altri sparuti “responsabili” che in Aula si ritroverebbe contro grillini e leghisti.
Governo di brevissima durata, dunque. Per votare a luglio. E da giorni imperversa il toto-nomi per quella figura “terza” che dovrebbe traghettare il Paese alle elezioni. Una cosa è certa: l’attuale presidente del Consiglio è espressione di una maggioranza che non esiste più, per cui dovrà cedere il passo. Anche perché si vocifera che proprio Paolo Gentiloni possa essere il prossimo candidato premier del Partito democratico.
Adolfo Spezzaferro

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