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Roma, 9 mag – Un calcio al cerchio e uno alla botte, in pieno stile grillino neo democristiano. Luigi Di Maio “aggiusta il tiro”, dopo che ieri aveva cazziato la sua “sindaca” Virginia Raggi per la discutibile passerella pro rom a Casal Bruciato. Se sondaggi alla mano ieri si era convinto a far trapelare il proprio malcontento per la fuga a sinistra di Virginia, arrivando con “la Raggi aiuti i romani e non i rom” quasi a teorizzare una sua versione dello slogan “prima gli italiani”, oggi il vicepremier pentastellato mena fendenti su CasaPound con il solo scopo di blandire i propri elettori di sinistra, disorientati dopo la presa di posizione su Casal Bruciato: “L’immobile di Casapound ci serve così facciamo edilizia popolare e la diamo agli italiani che non hanno la casa“.

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Non è la prima volta che Di Maio si pronuncia sullo sgombero di CasaPound. Quella che per Virginia Raggi è una vera e propria ossessione, per il capo politico 5 Stelle è solo un’opportunità di rompere le scatole all’alleato di governo Matteo Salvini in campagna elettorale. “Lo sgombero è sacrosanto per qualsiasi tipo di immobile occupato”, ci ha tenuto a precisare Di Maio, impaurito anche dall’ipotesi di passare come amico dei centri sociali.

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Di Maio all’attacco anche su Altaforte

L’attacco del ministro del Lavoro a CasaPound è stato a 360 gradi. Oltre alla questione dello stabile di via Napoleone III a Roma, si è pronunciato anche sull’esclusione dal Salone del libro di Altaforte, casa editrice di Francesco Polacchi considerata vicina al movimento della tartaruga frecciata. “Il tema della casa editrice Altaforte non è solo il fatto che sia legata a CasaPound, ma è che hanno detto che l’antifascismo sia un male assoluto. E’ una provocazione per vendere più libri, che non può passare cosi’. La nostra costituzione nasce su valori antifascisti”.

Abbastanza prevedibile il sostegno del vicepremier 5 Stelle all’iniziativa partorita soprattutto dalla “sindaca” di Torino Chiara Appendino, che in alleanza con il presidente Pd del Piemonte Sergio Chiamparino, ha pensato bene di censurare (con l’avallo del direttore del Salone del libro) una casa editrice non conforme.

Davide Di Stefano

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2 Commenti

  1. Il fighettino Di Maio chi si crede per fare liste di proscrizione?Il dittatorello di minchia?Proponiamo di escludere dal governo i furbetti attaccati alla poltrona e lui sarà il primo a doversene andare

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