Roma, 23 ott – “Il sentimento di lombardi e veneti contro uno Stato che li spreme come limoni è giustificato. Ma così ci si mette mani e piedi al servizio della Ue e dell’Euro“. E’ questa in sintesi la posizione di Simone Di Stefano, vicepresidente e possibile futuro candidato premier di CasaPound, sul referendum che ha visto il 57% dei veneti e meno del 40% dei lombardi recarsi alle urne per chiedere l’autonomia delle proprie regioni. Per Di Stefano è la definitiva sconfitta della linea “sovranista” della Lega, che chiede provocatoriamente ai leader del Carroccio se dopo al referendum per l’autonomia seguirà la battaglia per “la sovranità monetaria”, sostenendo che “l’autonomia è possibile solo con senso di solidarietà nazionale e non sputando sul tricolore”.



Più della metà dei veneti e tre milioni di lombardi hanno votato per il referendum sull’autonomia. Fanno bene Zaia e Maroni a cantare vittoria?

Il principio che muove gli autonomisti e che ha portato alla richiesta di autonomia è: “Ci teniamo i nostri euro e con i nostri euro faremo più grande la nostra regione”. Si parte dall’assunto completamente errato dei “nostri euro”, visto che parliamo di una moneta stampata da un organo sovranazionale come la Bce che determina l’economia di nazioni e regioni. Non c’è nessuna libertà, non vorrei che dopo questo passaggio se uno prospettasse il ritorno alla sovranità monetaria dello stato centrale, si inizierà a dire “lo stato centrale non deve stampare moneta altrimenti i soldi che abbiamo in regione valgono meno”. Non è un caso che i vari stregoni del liberismo, gli Oscar Giannino della situazione già plaudivano a Zaia e deridevano i Borghi della situazione, dando stoccate su moneta complementare, uscita dall’euro e in generale ogni idea volta alla restaurazione della sovranità monetaria. 

Si può definire la linea di Zaia e Maroni una linea “anti sovranista”?

La posizione autonomista all’interno di Ue ed Euro è contraria di per sé all’idea che l’Italia torni a stampare la propria moneta. E’ chiaro che più peso ha nella lega la linea autonomista, più diventa minoritaria l’ala che vuole il ritorno alla sovranità nazionale e monetaria. 

Per Salvini l’affermarsi di questa linea nella Lega può essere considerata una sconfitta?

Ad essere sconfitta è la linea sovranista, non so a questo punto se sia quella di Salvini. E’ chiaro che ora chi dice “No Euro” all’interno della Lega rappresenti una minoranza. Il percorso sembra abbastanza chiaro: la Lega ha sostenuto il pareggio di bilancio in Costituzione, tanto che Giorgetti era stato il realizzatore delle leggi attuative. In questo modo lo Stato è indebolito e non ha autorità nei confronti delle regioni, anche perché facendolo fallire e limitando ulteriormente la possibilità di impostare una politica economica l’unica possibilità è quella di campare succhiando il sangue ai cittadini. E’ chiaro allora che quei cittadini tartassati e più lontani da Roma come veneti e lombardi ad un certo punto ambiranno alla secessione. Rientra in un progetto più ampio di distruzione dello Stato nazionale. 

E’ troppo dire che questo sia un voto pro Euro e pro Ue?

Va in quella direzione, quella della disarticolazione dello stato nazione che mette Lombardia e Veneto ancora più legate mani e piedi all’Unione Europea. La soluzione a queste richieste di eccessive autonomie se non addirittura di indipendenza è la riduzione del carico fiscale, che non si fa né con il pareggio di bilancio in Costituzione, votato dalla Lega, né con la Flat Tax. Zaia già parlava del Lombardo – Veneto come di un cantone all’interno dell’Unione Europea, senza mettere minimamente in discussione l’Unione Europea. 

a cura di Davide Romano

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