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Roma, 29 gen – Il caso della nave Diciotti carica di immigrati a cui per giorni fu negato lo sbarco agita la maggioranza di governo dopo che il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha chiesto espressamente di non dare l’autorizzazione a procedere nei suoi confronti per il presunto reato di sequestro di persona. I 5 Stelle, da sempre per il sì, ora sono a un bivio.

Quella per la nave Diciotti è stata una decisione presa ”nell’interesse pubblico” e per questo ”va negata” da parte del Senato l’autorizzazione a procedere chiesta dal Tribunale dei ministri nei confronti del ministro dell’Interno. Così lo stesso vicepremier in una lettera al Corriere della Sera.

“Non intendo sottrarmi al giudizio”, ma ”mi accusano di sequestro di persona impedendo lo sbarco in virtù dell’essere ministro dell’Interno”. Il reato contestato, insomma, ”non sarebbe stato possibile se non fossi stato ministro”. Ma il “contrasto all’immigrazione clandestina costituisce preminente interesse pubblico”, precisa Salvini.

La ”mia vicenda è strettamente legata all’attività di ministro dell’Interno e alla ferma volontà di mantenere gli impegni presi in campagna elettorale“, spiega il leader della Lega. ”Sono convinto di aver agito sempre nell’interesse superiore del Paese e nel pieno rispetto del mio mandato. Rifarei tutto e non mollo”, conclude il titolare del Viminale.

Il M5S al bivio

L’alleato di governo M5S ora è in difficoltà. Sì, perché se è vero che nell’esecutivo ci sono pentastellati che rivendicano di aver preso la decisione sulla Diciotti di comune accordo, in Aula i 5 Stelle voterebbero sì all’autorizzazione, che è proprio quello che Salvini non vuole.

La decisione sulla nave Diciotti l’abbiamo “presa insieme, io, Salvini, il presidente del Consiglio e tutto il governo. Se processano Salvini devono processare anche me e tutto il governo. Io sono come ministro dei Trasporti responsabile della navigazione, fino all’attracco. Salvini è responsabile della sicurezza sulla terra ferma. E’ stata una decisione collegiale, se vogliono farlo diventare un processo al governo vogliamo andare tutti davanti a un giudice”. Dice il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, il pentastellato Danilo Toninelli a Mattino 5.

Ma il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano dal canto suo conferma che il M5S voterà sì all’autorizzazione a procedere per il vicepremier, in linea con la posizione dell’altro vicepremier, il capo politico del M5S Luigi Di Maio. “E’ evidente che Salvini abbia cambiato idea o almeno il suo avvocato – spiega il sottosegretario in un intervento radiofonico -. Noi lavoriamo con coerenza e abbiamo sempre dato l’autorizzazione a procedere”. Di Stefano aggiunge che “Conte e Di Maio sono dispostissimi a farsi processare insieme a Salvini“.

Il pentastellato Emilio Carelli però aggiusta un poco il tiro, intervenendo ad Agorà: “Dopo le ultime posizioni di Salvini, le condizioni sono cambiate: nel Movimento 5 Stelle esiste una prassi, si vota sì all’autorizzazione a procedere. Ma quella della Diciotti è stata una decisione collegiale che ha investito tutto il governo. Credo che Conte e Di Maio dovrebbero autodenunciarsi. Dobbiamo riflettere bene se votare sì o no all’autorizzazione per Salvini”.

Le reazioni dell’opposizione

L’ennesima spaccatura in seno alla maggioranza è occasione ghiotta per l’opposizione.
“Fa bene Salvini a chiedere al Senato che sia respinta la richiesta dei magistrati di mandarlo a processo per il caso Diciotti. Fratelli d’Italia lo ha sempre detto: il ministro dell’interno ha fatto solo il suo dovere, per questo voteremo no. Sarebbe a questo punto scandaloso se il M5S votasse per far processare uno dei vice premier, sarebbe la definitiva rottura dell’innaturale alleanza di governo grillo leghista“. Così su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni.

Per il candidato alla segreteria del Pd Maurizio Martina, “sequestrare persone in mare o in un porto non ha nulla a che fare con l’interesse pubblico. È contro la Costituzione. Salvini gioca allo sceriffo, si sente sopra la legge, ma poi vuole lo scudo del Senato. Si difenda nel processo e non dal processo“.

“Matteo Salvini deve aver parlato con un buon avvocato. Ecco spiegata la differenza tra il leone di agosto (“rinuncio all’immunità, voglio essere processato”) e l’agnello di stamattina (“visto l’articolo e il comma, negate l’autorizzazione a procedere”). #leonedatastiera”. Così Pietro Grasso, senatore di Liberi e Uguali, in un post su Facebook.

Al di là di certe boutade, il dato politico è che Salvini ha chiesto esplicitamente all’alleato di governo di votare no in Aula. Ma i 5 Stelle da sempre votano sì, per “tara ideologica”, diciamo.
Ma attenzione, quella che può sembrare una trappola per il leader della Lega potrebbe invece essere sfruttata per imporre un aut aut, per proseguire l’esperienza di governo solo e soltanto alle condizioni del ministro dell’Interno.

Adolfo Spezzaferro

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