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Roma, 29 gen – Il ministro dell’Interno Matteo Salvini è indagato per il caso Diciotti, la nave della Guardia Costiera che ad agosto aveva a bordo 177 immigrati. Di fronte ai magistrati siciliani, i funzionari del Viminale hanno però sostenuto che “anche se la ricostruzione del Tribunale dei Ministri non ne ha tenuto conto”, vi era la possibilità che vi fossero infiltrazioni terroristiche e o criminali tra le persone a bordo della nave. Per questo il Viminale non diede l’autorizzazione alla sbarco mentre la Diciotti si trovava ancora nel porto di Catania.



Secondo alcune fonti, citate dall’Adnkronos: “Il rischio di infiltrazioni era emerso più volte –avrebbero spiegato ai magistrati siciliani i funzionari del Viminale – anche in occasione del Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblico che si era svolto pochi giorni prima in Calabria”. Le stesse fonti spiegano poi che la maggior parte degli immigrati accolti fece poi perdere le proprie tracce: “Al Viminale ci si chiede se davvero gli stranieri fossero così stremati da poter rifiutare, nel giro di pochissimi giorni, l’accoglienza. La maggior parte di loro lasciò i centri, preferendo frequentare organizzazioni ritenute opache come Baobab con l’obiettivo di lasciare il Paese e far perdere le proprie tracce, alimentando così la possibilità di essere associati a percorsi criminali”.

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Proprio riguardo al caso Diciotti, in una lettera inviata al Corriere della Sera, il vicepremier Matteo Salvini ha chiesto espressamente che il Senato neghi l’autorizzazione a procedere nei suoi confronti per il presunto reato di sequestro di persona. Una richiesta arrivata perché il “contrasto all’immigrazione clandestina costituisce preminente interesse pubblico” , ha specificato Salvini.

Alessandro Della Guglia

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