Roma, 19 mar – Il decreto legge cosiddetto Sblocca cantieri “domani va in Consiglio dei ministri senza condoni. Anche la Lega non li vuole“. Parola del vicepremier Luigi Di Maio, intervenuto a Radio Anch’io su Rai Radio1.

“Il problema condoni non esiste”, ha aggiunto Di Maio. “Non ci sarà nessuna liberalizzazione del subappalto. Ci sono tante norme a causa delle quali i cantieri vanno a rilento. Noi sottraiamo un po’ di leggi inutili, di procedure stratificate in questi anni. E questo ci consentirà di passare dalla consegna dei lavori da 3 anni a 18 mesi”.

Saltano sanatoria mini-irregolarità e eliminazione soglia subappalto

Nell’ultima bozza del dl Sblocca cantieri saltano sia la sanatoria sulle mini-irregolarità, sia l’eliminazione della soglia del 30% per il subappalto. La norma sul cosiddetto “condono” prevista nella precedente bozza all’articolo 37 bis non è presente nell’ultima versione. Non è prevista nemmeno l’eliminazione della soglia del 30% per il subappalto che figurava in uno Schema di decreto: le modifiche contenute nell’ultima bozza eliminano solo l’obbligo di indicazione della terna dei subappaltatori.

Le misure contenute nella bozza

La bozza del dl, intitolata “Disposizioni urgenti per il rilancio del settore dei contratti pubblici e misure per l’accelerazione degli interventi infrastrutturali” contiene cinque articoli e 23 pagine di articolato. I cinque articoli riguardano: modifiche al codice dei contratti pubblici, disposizioni sulle procedure di affidamento in caso di crisi di impresa, semplificazione della disciplina degli interventi strutturali in zone sismiche, commissari straordinari, Agenzia nazionale per la sicurezza delle dighe.

Altro fronte su cui Lega e M5S sono contrapposti, è quello dei commissari sblocca-opere. Il Carroccio ne vorrebbe uno solo, che però ai 5 Stelle suona come un commissariamento del ministro Toninelli. Dall’altro lato i grillini vorrebbero inserire solo un numero limitato di cantieri da riavviare, soprattutto al Sud, dove prendono il grosso dei voti. Ma Salvini, per l’ennesima volta, ha detto no a un “intervento minimo”, perché “il decreto deve sbloccare tutti i cantieri, L’Italia non ha bisogno di aspirine ma di una rivoluzione”.

Adolfo Spezzaferro

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