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Roma, 3 gen – La maggioranza gialloverde è in bilico al Senato, con appena quattro voti di margine. Lo scenario da incubo per Lega e Movimento 5 Stelle è l’effetto delle epurazioni in casa pentastellata.

Sì, perché il M5S ha espulso i due senatori Gregorio De Falco e Saverio De Bonis perché “dissidenti” rispetto alla linea del partito. Adesso quindi il governo dovrà utilizzare con la massima cautela il voto di fiducia per far passare i provvedimenti chiave in Parlamento.

La situazione è delicata, tanto che forse i probiviri dei 5 Stelle potrebbero non espellere più le due senatrici “dissidenti” il cui destino è ancora appeso: Paola Nugnes ed Elena Fattori.

I numeri risicati peseranno da subito. Dopo la pausa natalizia si dovrà votare la legittima difesa, legge-bandiera della Lega, che come è noto non piace ai “compagni” tra le fila pentastellate.
Per non parlare dell’autonomia, cavallo di battaglia del Carroccio, che si discuterà in Parlamento tra un mese circa e che causa non pochi mal di pancia tra i 5 Stelle.

Vediamo nel dettaglio i numeri gialloverdi in Senato. La soglia per la maggioranza è a quota 161 senatori. I leghisti (58) e i pentastellati (107, dopo le due espulsioni) con un totale di 165 senatori hanno soltanto quattro voti di vantaggio.Se poi dovessero venire espulse anche le due senatrici ancora sotto giudizio, si scenderebbe a quota 163, con solo due voti sopra il quorum.

Appaiono lontani gli antichi fasti – si fa per dire – della nascita del governo Lega-M5S. Allora Giuseppe Conte incassò 171 voti di fiducia in Senato, ben dieci sopra la soglia necessaria. Questo perché ai leghisti e ai 5 Stelle si aggiunsero i voti esterni di due ex M5S, Maurizio Buccarella e Carlo Martelli (oggi nel Gruppo misto), espulsi sin dall’inizio legislatura, e quelli di due eletti all’estero del Maie.
Voti che adesso più che mai appaiono decisivi.

E intanto il clima da “mercato delle vacche” inizia già a sentirsi, con l’apertura a FdI da parte del capogruppo M5S a Palazzo Madama. “Non c’è nessun tabù verso Fratelli d’Italia così come per nessun’altra forza politica“, dice Stefano Patuanelli in un’intervista al Messaggero. “Nella scorsa legislatura – spiega il senatore – M5S ha votato con il centrosinistra i provvedimenti che riteneva necessari per il Paese. E lo stesso avrebbe fatto se avesse governato il centrodestra. Allo stesso modo, se altre forze politiche percepiscono la bontà dei nostri provvedimenti ben vengano i loro voti”.

Apertura però rispedita al mittente: “Da noi nessun soccorso.
Fratelli d’Italia è all’opposizione e non farà né da stampella né da ruota di scorta“, chiarisce il capogruppo FdI al Senato, Luca Ciriani.

Insomma, se alla fine il governo dovesse andare sotto, vediamo quali scenari si aprirebbero. Se il leader della Lega Salvini scaricasse il capo politico del M5S Di Maio, il centrodestra riunito non avrebbe comunque i numeri: infatti sommando i seggi di Lega (58), Forza Italia (61) e FdI (18) si arriverebbe a quota 137. Per la maggioranza mancherebbero ancora 24 voti.

Sul lato sinistro, invece, il discorso cambia. Sommando i senatori di M5S (107) e quelli del Partito Democratico (52) si arriverebbe a quota 159, ma in quel caso non mancherebbe l’apporto dal Misto, dove i 14 seggi sono occupati in gran parte da eletti di LeU ed ex 5 Stelle.

Appuntamento quindi alla discussione in Aula della legittima difesa. Con il voto di fiducia sarà subito chiaro che aria tira.

Adolfo Spezzaferro



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