Roma, 20 set – Mario Draghi statista dell’anno. Ovviamente per gli americani, non certo per gli italiani, perfino con tutta la propaganda divinizzatrice cui abbiamo assistito praticamente dall’inizio dell’incarico dell’premier uscente, ormai un anno e mezzo fa. Il premier uscente riceve l’onorificenza proprio durante il corrente viaggio negli Usa.

Draghi “statista dell’anno”

“Draghi statista dell’anno” fa già ridere in partenza. Anche se a ben pensarci il riconoscimento ha una logica fin troppo inoppugnabile. Il premio viene infatti conferito dall’ Appeal of Conscience Foundation, un’organizzazione statunitense che in passato – come riporta l’Ansa – lo ha già consegnato in passato a presidenti o primi ministri quali Mikhail Gorbaciov,  Angela Merkel e Shinzo Abe. Continuando a riflettere oltre, i tre hanno un solo aspetto in comune, ovvero quello di essere stati personaggi estremamente “comodi” per la poltica statunitense, per usare un eufemismo.

E poi, chiaramente, c’è la pacca sulla spalla del padrone, per quanto si possa definire tale un presidente che lotta perfino con i vuoti di memoria a breve termine: Joe Biden manda un messaggio alla fondazione in cui ringrazia Draghi (lo statista dell’anno, ripetiamolo per non dimenticarcene) per la sua “leadership”, per la sua “voce potente”. Anche qui ci sarebbe da ridere abbastanza, non fosse altro che le potentissime corde vocali di supermario sarebbero state eccezionalmente vibranti nella “promozione dei diritti umani”: di nuovo, tutto si spiega.

La vuota retorica del premier

La retorica, si sa, è retorica. Dunque l’accusa di applicarla, in modo sprezzante, vale quello che vale. Ma c’è retorica e retorica: quella del premier uscente a New York è di quelle più scarne, più prive di sostanza. Solite frasi per la difesa, anzi la “fede nella democrazia”, solite condanne delle autocrazie contro cui ci vuole “franchezza, coerenza e impegno”. Tutti uniti con Kiev, ovviamente, anche a scapito delle condizioni economiche sempre più drammatiche in cui versano famiglie e imprese italiane. Ma vabbè, a questo pure eravamo abituati. Solita tristissima ricerca di una sottospecie di spiritualità anche dove nemmeno è immaginata, perché bisogna essere “chiari ed espliciti sui valori fondanti delle nostre società”. Quali valori, caro Draghi? Non credo che lei, come tutti i suoi colleghi, si affidi davvero a un sistema di elezione oligarchico in cui si dissimula libertà di parola quale “valore” e pensare che addirittura identifichi le genti che vi sono sottoposte. A meno di non essere profondamente ingenui, sia chiaro. Verrebbe quasi da chiedere agli americani di tenersi Draghi, se lo adorano tanto. Noi abbiamo già dato.

Stelio Fergola

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