Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 7 ott – Non vi è dubbio alcuno che l’US Cloud Act ratifichi l’egemonia degli Stati Uniti nel contesto della protezione dei dati. Proprio per questo le aziende e gli stati europei sono direttamente minacciati. Allo scopo di reagire in modo efficace il governo francese attraverso Mounir Mahjoubi, il delegato digitale del governo, e Bruno Le Maire, suo collega nell’economia, hanno presentato la risposta francese alla legge statunitense sul cloud a fine agosto.
Promulgata il 25 maggio, la misura statunitense è percepita da molti industriali e attori politici come un’interferenza inaccettabile perché di fatto legalizza lo spionaggio industriale. Secondo le autorità di intelligence francesi è in gioco la sicurezza dei dati delle amministrazioni francesi, attualmente archiviate su circa 50.000 server, distribuiti in 120 centri dati. In termini concreti, il futuro cloud statale francese avrà tre livelli di requisiti, a seconda del grado di sensibilità delle informazioni. Il primo sarà un “cloud esterno”, che memorizza dati non sensibili che possono essere ospitati all’estero. Il secondo, una “nuvola dedicata”, manterrà i dati relativi alle aziende francesi , che dovranno essere affidati agli attori francesi. Infine, un terzo “cloud interno” sarà dedicato alle informazioni più sensibili, come quelle militari.
Leggi anche – Nazionalismo “tattico” o nuovo imperialismo? La politica economica secondo Trump
Uno degli aspetti meno noti al grande pubblico consiste nel fatto che il Cloud Act costringe  i fornitori di servizi statunitensi e gli operatori digitali a divulgare le informazioni personali dei loro utenti alle autorità anche se questi dati sono conservati al di fuori degli Stati Uniti. In altre parole, i GAFAM, questi giganti della Silicon Valley, non saranno più in grado di garantire la riservatezza dei loro dati, anche se questi fossero archiviati in Europa. In effetti, il regolamento europeo per la protezione dei dati personali, il famoso RGDP, entrato in vigore due mesi prima per proteggere i 500 milioni di europei, si frantuma ancor prima di essere efficace. L’arrivo del Cloud Act rappresenta una minaccia alla segretezza delle attività di qualsiasi azienda europea.
La forte presenza di GAFAM nel tessuto digitale europeo rende il Cloud Act potenzialmente esplosivo. Ciò è dimostrato dall’esempio eloquente di Microsoft Ireland, convocata dalla giustizia americana nel 2013 per fornire i contenuti di posta elettronica per i clienti ospitati sull’isola britannica. Le autorità statunitensi non hanno apprezzato il fatto che Microsoft, che si trincera dietro la legge irlandese, si sia rifiutata  di trasmettere i dati alle autorità americane. Ebbene il Cloud Act permetterà al governo americano di aggirare in modo efficace questo ostacolo legale.
Sottovalutare la postura offensiva dei nostri alleati costituisce un errore strategico di grande rilevanza. Basti pensare al tentativo fallito di acquisizione da parte del gruppo americano Diligent, fornitore di software per le aziende, per acquistare il Brainloop tedesco, un fiore all’occhiello della protezione dei dati. Con sede a Monaco di Baviera, la società protegge il 70% dei dati delle società tedesche. In base alla legge americana sul cloud, se Diligent avesse avuto successo, i clienti di Brainloop avrebbero dovuto affrontare un grave rischio nel contesto della sicurezza economica, in particolare nel campo della fusione e dell’acquisizione delle aziende.
Per combattere contro questo spionaggio industriale legalizzato, la soluzione sta non solo nella consapevolezza collettiva da parte delle aziende che la realtà è caratterizzata da una costante guerra economica per la supremazia ma nella necessità  di adottare una forma di protezionismo digitale, scegliendo operatori europei e ponendo in essere dunque una controffensiva europea nel contesto della intelligence economica alla egemonia americana.
Giuseppe Gagliano

Commenta