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Roma, 16 giu –  “Usiamo quello che vogliamo basta che non ci venga sottratto il diritto di voto, e spero che presto questo venga esercitato anche per rinnovare parlamentari e ministri. Se poi uno vota a scuola o in giardino poco cambia. Non vorrei che il Covid fosse l’ennesimo alibi per rimandare“. Così Matteo Salvini prende posizione sul dibattito interno alla maggioranza giallofucsia sull’eventualità di votare a settembre fuori dalle scuole per non incidere sul calendario delle lezioni appena riprese. Il leader della Lega pone l’accento sul fatto che la proposta del segretario dem Nicola Zingaretti di votare in altri luoghi rispetto agli edifici scolastici sia un modo per tergiversare. In effetti la data ufficiale dell’eventuale election day – regionali, comunali e referendum sul taglio dei parlamentari – non è stata ancora decisa. Si parla del 20 e 21 settembre.

Gelmini: “Anche Forza Italia chiesto di spostare seggi fuori dalle scuole”

Forza Italia ha chiesto all’esecutivo di spostare i seggi fuori dalle scuole. Purtroppo la scorsa settimana un nostro ordine del giorno al decreto elezioni che proponeva proprio questo è stato bocciato dalla maggioranza alla Camera. Però mi fanno piacere le parole del segretario del Pd Zingaretti che ieri si è detto d’accordo nel trovare una soluzione alternativa che non sia di ulteriore intralcio per l’avvio delle lezioni. Se i dem ci hanno ripensato siamo ancora in tempo per evitare questo problema”, dice dal canto suo Mariastella Gelmini, capogruppo di FI alla Camera.

Meloni: “Abbiamo chiesto di non votare prima del 27 settembre”

Sempre sul fronte dell’opposizione, Giorgia Meloni afferma che “per noi si poteva votare anche a luglio, sarebbe bastato saperlo in tempo. Ma ora che non è più possibile farlo, abbiamo chiesto in Parlamento di non votare prima del 27 settembre, per evitare ad esempio di mettere definitivamente in ginocchio il turismo con la campagna elettorale“. “Ma – fa presente la leader di Fratelli d’Italia – al Pd e ai 5 Stelle non è interessato nulla, perché loro si preoccupano solo dei giochi di palazzo”.

Decreto legge elezioni: ok della Camera, ora passa al Senato

Per quanto riguarda l’ipotesi election day a settembre per le suppletive in Parlamento, il referendum costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari, elezioni regionali e comunali, la Camera ha approvato il decreto legge, che ora passa all’esame del Senato. Dal canto loro i comitati referendari contestano la decisione: la consultazione sulla riforma istituzionale non andrebbe confusa con quelle amministrative. Ma, come abbiamo detto, ciò che più divide è proprio la data che dovrà essere scelta per andare alle urne. Il decreto non la indica, facendo riferimento soltanto a una finestra temporale (15 settembre-15 dicembre). Tuttavia durante l’esame in Aula del decreto è stato approvato (con l’astensione della Lega e il solo voto contrario di FdI) un emendamento di Forza Italia che fissa, per le elezioni regionali, il 20 settembre come prima domenica utile per il voto. I governatori uscenti in realtà avrebbero voluto votare prima di quella data, ma l’emendamento approvato rende praticamente impossibile andare alle urne prima del 20 settembre.

Adolfo Spezzaferro

2 Commenti

  1. Caro Salvini, votare non serve a nulla..
    Casomai serve a voi politici per l’avvicendamento delle poltrone, ma per i cittadini il cambio dei suonatori non significa il cambio della musica…

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