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Bologna, 27 lug – Nella notte è stata approvata in Emilia-Romagna la legge regionale contro l’omotransnegatività e le discriminazioni di genere e di orientamento sessuale. Ci sono volute 51 ore di discussione, con Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega che hanno presentato ben 1.780 emendamenti. A votare a favore della legge pro Lgbt sono stati Pd, Sinistra italiana e M5S. Immediata l’esultanza della comunità Lgbt, con in prima fila Vincenzo Branà, presidente del Cassero Lgbt Center: «È Fatta! Abbiamo una legge regionale per le meravigliose creature – di ogni genere e orientamento – che abitano e attraversano l’Emilia-Romagna. Grazie a tutte le persone che ci hanno creduto e che si sono battute per ottenerla. E grazie a Roberta Mori che mi ha fatto vedere il lato più bello della politica».

«Sdoganata ideologia Lgbt»

Non si sono fatte attendere le proteste delle forze di centrodestra, che hanno rimproverato ai deputati regionali del Pd di essersi dileguati quando si sarebbe dovuta discutere la costituzione di una Commissione d’inchiesta sugli affidi dei minori (ricordiamo che Bibbiano si trova proprio in Emilia-Romagna). Così ha infatti commentato l’evento Stefano Bargi, capogruppo della Lega: «Per il voto della legge sull’omotransnegativita l’Aula è piena (in verde i voti a favore di Pd, Sinistra Italiana, Gruppo Misto e M5S), poi subito dopo banchi semivuoti del Pd all’inizio della trattazione sulla costituzione di una Commissione d’Inchiesta sugli affidi dei minori (fatti di Bibbiano) richiesta dalla Lega. Dove saranno finiti? A festeggiare per l’introduzione della ideologia Lgbt nella normativa regionale ovviamente».

L’ombra di Bibbiano

La nuova norma è stata pensata e proposta al Consiglio regionale da Roberta Mori (Pd), presidente della Commissione Parità della Regione Emilia-Romagna, non a caso ringraziata dalla comunità Lgbt. Il nome della Mori è balzato negli ultimi tempi all’onore delle cronache per i suoi rapporti controversi con gli indagati di Bibbiano, di cui ha parlato anche il Giornale. La Mori, infatti, da una parte si era fatta promotrice del «modello Val d’Enza», che per lei andava «esportato», e dall’altra aveva pubblicamente sostenuto l’operato di Federica Anghinolfi, la psicoterapeuta di Bibbiano e attivista Lgbt ora finita nell’occhio del ciclone.  Non solo: sotto la lente d’ingrandimento sono finiti anche i suoi rapporti con Fadia Bassmaji, l’ex compagna della Anghinolfi, a cui quest’ultima aveva fatto ottenere l’affidamento di una bambina.

Elena Sempione   

2 Commenti

  1. Quanto avvenuto a Bibbiano è una cosa orribile e sono il primo ad augurarmi che i 26 farabutti responsabili di quegli orrori siano condannati e marciscano in carcere. La legge regionale contro l’omotransnegatività è sicuramente una legge pessima e inutile, io sono di destra da sempre, ma vi assicuro che siete completamente fuoristrada associando Roberta Mori (persona non indagata) a quegli orrori. Conosco Roberta e posso assicurarvi che è la persona più buona e più onesta del mondo. Roberta (che non è stata confermata consigliera alle ultime elezioni regionali) con il suo ruolo si interessava di mille cose, girava la Regione in lungo e in largo ed incontrava tantissime persone. Non esercitava alcuna funzione di controllo e quel centro di Bibbiano non era per lei più importante di tante altre cose, a quelle due conferenze a cui aveva partecipato dove erano presenti tra i numerosi relatori Foti la prima volta e la Anghinolfi la seconda, di certo non organizzate da lei, aveva partecipato unicamente come rappresentante delle autorità ed aveva pronunciato unicamente il discorso di saluto. Roberta è una persona positiva, gentile con tutti, con alle spalle tanti anni di carriera ineccepibile, prima come sindaco del suo paese (Castelnovo di Sotto in provincia di Reggio Emilia) e poi come consigliera regionale. Si è liberissimi di non condividere le sue idee, io stesso non le condivido, ma vi garantisco che Roberta rappresenta davvero l’opposto degli orrori di Bibbiano. Lasciatela in pace.

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