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Roma, 22 dic – L’ormai famosissimo caso di un ipotetico rapporto tra politica e mondo delle banche, di cui si sta occupando l’apposita commissione d’inchiesta, si fa ogni giorno più interessante. Nell’ultima settimana abbiamo visto emergere informazioni cruciali, prima dall’audizione con il Presidente di Consob Giuseppe Vegas, poi con la testimonianza di Federico Ghizzoni, ex amministratore delegato di UniCredit. Giuseppe Vegas parla di più incontri avuti con il Sottosegretario Boschi, al tempo Ministro dei Rapporti col Parlamento, dichiarando che i due parlarono anche di Etruria, ma sottolineando più volte quasi con timore che non c’è stata alcune pressione. E Boschi la scampa. Mercoledì mattina è la volta di Ghizzoni, e le cose si fanno serie. Infatti Ghizzoni dice di aver avuto un incontro con il ministro Boschi, in cui le venne chiesto di valutare l’acquisizione di Banca Etruria da parte della sua banca per salvaguardare, a detta di Boschi, gli interessi del territorio.



Pare chiaro però a questo punto, per chiunque disponga di un minimo di logica, che un conflitto di interessi c’è eccome. C’è dal momento in cui un Ministro della Repubblica richiede all’ad di una banca privata di acquisire una banca fallita di cui il padre è vicepresidente. Ma che rara coincidenza. Tra l’allucinazione per cui alcuni fanno sembrare che tutto ciò sia normale, si aggiunge una dialettica completamente distorta utilizzata da chi difende Boschi. Infatti si sta usando come giustificazione la differenza tra pressioni e richieste. Come se una richiesta fatta da un esponente del Governo, oltretutto non competente in materia, non fosse già una pressione.

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Una dialettica che però non ha saputo usare Matteo Orfini, che in un’intervista video a Repubblica afferma: “Anche Ghizzoni ha ribadito che la richiesta della Boschi era figlia di una preoccupazione, che lui ha ritenuto legittima, per il suo territorio”. In questa parte dell’intervista Orfini fa quindi notare che una richiesta c’è stata, facendo però sembrare che le ragioni che l’hanno mossa stessero entro i limiti della legalità. Poi però, forse sotto pressione, Orfini afferma esattamente il contrario meno di un minuto dopo. Infatti alla domanda del giornalista se non basti il fatto che Boschi non aveva alcun titolo per avanzare richieste, Orfini risponde contraddicendosi: “Ma questo non è vero. Intanto il conflitto di interessi c’è se c’è una richiesta di intervento sfruttando una posizione di potere”. Sostanzialmente Orfini ritiene che c’è conflitto di interessi: se c’è una richiesta di intervento ( testimoniata da Ghizzoni ) e se è fatta sfruttando posizione di potere ( Boschi era Ministro del Governo ). Però Boschi non deve dimettersi, perché conflitto di interessi a suo dire non c’è. Chiunque legga queste parole può intuire come ormai i renziani siano costretti a contraddirsi per mascherare la realtà, che si evince dalle loro stesse dichiarazioni.

Dario Dedi

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