Il Primato Nazionale mensile in edicola

Bruxelles, 18 mag – Mark Zuckerberg, amministratore delegato di Facebook, sarà al Parlamento europeo il 22 maggio prossimo, alle 17:45 per incontrare a porte chiuse la Conferenza dei presidenti dell’Europarlamento e fornire chiarimenti in merito ai dati “rubati” dalla società Cambridge Analytica durante la campagna presidenziale Usa. Dopo l’incontro, il presidente Antonio Tajani informerà la stampa.
Come è noto, la società britannica Cambridge Analytica (che a seguito dello scandalo ha chiuso per bancarottta) ha lavorato per la campagna elettorale di Donald Trump e per altri repubblicani: nel corso delle presidenziali del 2016 ha raccolto i dati di 87 milioni di iscritti a Facebook, usandoli per fare pubblicità politiche mirate a favore di Trump. Lo scandalo, pilotato ad arte per arrivare a colpire i collaboratori del presidente Usa, è scaturito dalla “spiata” di un programmatore della Cambridge Analytica, esperto in programmi che “pescano” dati personali.
La decisione di tenere un incontro privato – una richiesta avanzata dalla stessa Facebook – ha scatenato varie proteste. Il leader del gruppo Alde (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa), ed ex primo ministro belga Guy Verhofstadt, ha twittato di non voler incontrare Zuckerberg se l’evento avverrà a porte chiuse. “L’incontro deve essere pubblico”. Critica anche la commissaria Ue alla Giustizia e alla Tutela dei consumatori, Vera Jourova: “Ci sono più utenti Facebook in Europa che negli Usa, e meritano di sapere come sono trattati i loro dati”, ha twittato.
Magari alla fine si opterà per una diretta… Facebook.
Gli aspetti da chiarire sono tanti, ma il comunicato di Tajani fa un generico riferimento al “chiarimento di questioni legate all’uso di dati personali“, per poi specificare che “particolare enfasi verrà posta sul potenziale impatto sui processi elettorali in Europa“.
Sarebbe opportuno sapere se e come i dati personali sui profili Facebook siano stati condivisi con altre entità, aziende esterne o collegate.
Esistono aspetti tecnici di non poca importanza: Facebook, per esempio, ha annunciato la funzione “Clear History” per cancellare la cronologia della navigazione online raccolta attraverso i tracker di Facebook (ossia strumenti invisibili per tracciare gli utenti online, quelli di Facebook coprono il 29 per cento del traffico in rete). Ecco, per la legge europea i soggetti online devono poter anche accedere ai dati che sono in grado di cancellare, e devono poterli scaricare. Finora Facebook ha usato una clausola della legge irlandese per aggirare il problema, dicendo che si trattava di uno sforzo sproporzionato, ma con le nuove norme Gdpr di tutela della privacy la clausola sparisce. Facebook si adeguerà e gli utenti potranno scaricarsi questi dati specifici oltre che cancellarli? Il social media permetterà agli utenti di scegliere di non far usare i loro post per la profilazione e la pubblicità su misura? Staremo a vedere.
In ogni caso, il business dei dati è talmente redditizio, che un gigante come Facebook si potrà certo permettere di pagare qualche sanzione pur di non rinunciare ai soldi veri.
Adolfo Spezzaferro





La tua mail per essere sempre aggiornato

Commenta