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Roma, 18 mag – Matteo Salvini e Luigi Di Maio trattano a oltranza sul nome del premier, la bozza del contratto di governo a cui si è lavorato ieri dovrebbe essere definitiva, stamattina ci sarà un nuovo vertice tra i due leader, ma qualcosa ormai salta agli occhi: il leader del M5S vuole fare a tutti i costi il presidente del Consiglio. E Salvini ieri sera ancora una volta lo ha stroncato: “Il premier? Né io né Di Maio. Faremo una sintesi“.
L’ipotesi più seguita ieri è stata quella di un parlamentare 5 Stelle come primo ministro. I “papabili” sono, secondo gli ultimi rumors, Alfonso Bonafede, Riccardo Fraccaro e Vincenzo Spadafora e Emilio Carelli (nome, quest’ultimo, gradito alla Lega).
Insomma, se alla fine i 5 Stelle dovessero comunque ottenere la premiership, a Salvini andrebbe la guida del ministero dell’Interno. Mentre per gli altri ministri “di peso” i nomi più probabili sono quello di Giampiero Massolo – già segretario generale alla Farnesina, ira presidente del cda di Fincantieri – agli Esteri e del grillino Alfonso Bonafede alla Giustizia. Il leghista Giancarlo Giorgetti è in pole position per il ruolo di sottosegretario con delega ai Servizi mentre all’altro fedelissimo di Salvini, Gianmarco Centinaio, toccherebbe il Turismo o in alternativa gli Affari Regionali. Sempre alla Lega dovrebbero andare il ministero dell’Ambiente a Lucia Borgonzoni e quello dell’Agricoltura a Stefano Candiani. Il ministero dell’Economia e quello delle Politiche Ue, invece, a quanto pare i andranno a personalità gradite a Mattarella.
Alla Giustizia vengono quotati pure due leghisti: Nicola Molteni e Giulia Bongiorno.
Per il ministero della Difesa nei giorni scorsi è circolato il nome di Umberto Rapetto, un ex ufficiale della Guardia di Finanza esperto di sicurezza informatica gradito in passato ai 5 Stelle e ora vicino alla Lega.
Il grillino Danilo Toninelli potrebbe finire alle Riforme mentre ai Rapporti con il Parlamento sono in pole position due leghisti: Raffaele Volpi e il veterano Roberto Calderoli.
Per il dicastero della Salute si insiste sul nome della pentastellata Giulia Grillo ma è papabile anche il leghista Luca Coletto, assessore alla salute del Veneto. Un posto nell’esecutivo dovrebbe andare anche Laura Castelli, torinese e parte attiva nel tavolo delle trattative. Infine per le Infrastrutture reclamate dal Carroccio si parla di Giuseppe Bonomi, amministratore delegato di Arexpo.
Arrivano novità anche sul fronte del programma. Nonostante le richieste dei 5 Stelle c’è un limite temporale previsto per l’erogazione del reddito di cittadinanza: sarà di due anni. Nella versione aggiornata dopo l’incontro tra i leader, spicca soprattutto il cambiamento di rotta sulla Tav. I lavori non vanno fermati, c’è un più generico impegno a ridiscutere l’opera. Sul fronte sicurezza, è prevista la chiusura di tutti i campi rom, non solo di quelli irregolari. Inoltre viene aggiunto un capitolo dedicato al Sud, anche se, fa notare il M5S, “già la Banca d’Investimento e il reddito di cittadinanza sono misure che guardano al Mezzogiorno”. Sono confermate le due aliquote della flat tax del 15 e 20%, ma viene meno quella del 15 per le società. Per quanto riguarda integrazione e sicurezza, salta l’obbligo di prediche in lingua italiana. Mentre nella misura a sostegno delle famiglie per i nidi gratis, viene meno l’elargizione per quelle “straniere residenti in Italia da almeno 5 anni”.
Per tutta la giornata di oggi, a partire dalle 10 e fino alle 20, saranno attive su Rousseau le votazioni sul contratto per il governo del cambiamento“, annuncia Di Maio in un post sul Blog delle Stelle. “Se chiudiamo, chiudiamo lunedì” anche con il nome del premier “altrimenti avremmo fatto un grande lavoro di cui qualcuno ci sarà grato”. “Comunque vada lunedì la parola torna al presidente Mattarella“, ha detto iSalvini parlando ad Aosta. Nel fine settimana i due leader saranno impegnati sul territorio per iniziative elettorali e per l’appuntamento con i gazebo per illustrare il contratto di governo ai rispettivi iscritti e simpatizzanti.
Intanto, il premier dimissionario lancia i “soliti” allarmi: tra i leader europei circolano “preoccupazioni che io personalmente sento” su “tre capitoli” del futuro governo italiano, ha detto Paolo Gentiloni parlando a Sofia, a margine del vertice Ue-Balcani. Preoccupano le “posizioni italiane sulle grandi scelte internazionali”, finora “sempre condivise”, anche da “Tsipras e Orban”. E poi gli effetti “delle politiche a debito” e un possibile cambiamento delle “politiche migratorie”.
Da Mosca invece arriva un endorsement: una fonte sentita dall’Ansa definisce un “buon segno” la volontà di ritirare immediatamente le sanzioni Ue alla Russia inclusa, secondo le prime indiscrezioni, nel contratto di governo fra Lega e Movimento 5 Stelle. “Anche se l’Italia sarà chiamata a uno sforzo maggiore in sede europea se davvero vuole che le sanzioni vengano abolite”, precisa la fonte.
Adolfo Spezzaferro

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