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Roma, 21 apr – La fase 2 dell’emergenza coronavirus mette a dura prova le famiglie: i genitori tornano a lavoro mentre i figli piccoli restano a casa, perché le scuole sono chiuse. E i soldi stanziati dal governo giallofucsia per aiutare i genitori lavoratori non bastano: “Non coprono neanche un quarto delle spese reali“. Sì perché con la chiusura fino a settembre di asili nido, scuole materne ed elementari, senza poter contare sui centri estivi né men che mai sui nonni, a rischio contagio, i bambini saranno per forza accuditi dalle baby sitter. Ebbene, Yoopies – piattaforma internazionale di incontro fra domanda e offerta di assistenza all’infanzia e servizi alla famiglia – fa il punto proprio su questa situazione, sulla base delle interviste alle famiglie che rientrano nel circuito, in vista della fase 2.



I dati della piattaforma Yoopies

Dopo il 4 maggio la metà dei genitori riprenderà l’attività professionale fuori da casa. Dai dati emersi dallo studio Yoopies, durante il confinamento in circa l’87% dei nuclei familiari analizzati almeno uno dei due genitori è potuto rimanere a casa, potendosi quindi occupare dei bambini. Solo nel 13% dei casi, entrambi i genitori hanno continuato a lavorare fuori casa, perché impiegati nei settori ritenuti essenziali dal decreto del governo giallofucsia. Ma se andiamo ad analizzare il quadro dal 4 maggio in poi, le famiglie prese in esame si dividono in due gruppi: il 53% in cui entrambi i genitori dovranno tornare a lavoro; il 47% in cui uno dei due genitori potrà rimanere a casa con i bambini, lavorando in smart working o senza lavorare perché la sua attività è ancora sospesa. Per i genitori che dovranno tornare entrambi al lavoro, per la gestione e la cura dei figli il campo si restringe: il ricorso ad una baby sitter (50%), l’aiuto di amici e parenti (30%) mentre il 20% dei genitori dichiara di non aver ancora trovato una soluzione e di star valutando l’estrema possibilità di sospendere ulteriormente la propria attività lavorativa. Una decisione che peraltro peserebbe ancora di più sul bilancio familiare già messo in crisi dalla serrata generale.

“I 600 euro coprono solo un mese e bonus non è cumulabile con congedo parentale”

Nonostante i timori per il rischio di contagio, il 67% dei nuclei familiari analizzati vede la baby sitter come l’unica soluzione possibile per avere la possibilità di riprendere l’attività lavorativa. A tal proposito, il 48% dei genitori ha già richiesto o intende richiedere il bonus baby sitter, ma solo il 9% lo valuta soddisfacente per coprire la reale esigenza legata all’emergenza. Ma dal campione esaminato emergono grandi preoccupazioni: “Non potendo permettermi per tutto il tempo baby sitter ed essendo madre single non so come organizzarmi”; “L’unica possibilità è che io, la mamma, negozi con la mia azienda un periodo di congedo non pagato”; “Non sappiamo davvero a chi lasciare i bambini, questo è un problema”. E ancora: “Il bonus non copre nemmeno un quarto delle spese da sostenere per due bambini tenuti 8 ore da una baby sitter per 5 giorni alla settimana per i prossimi 5 mesi”. “Si tratta di emergenza da marzo a settembre. 600 euro coprono solo un mese e il bonus baby sitter non è cumulabile con i 15 giorni di congedo parentale straordinario, che sono comunque pochissimi”; “L’aiuto dello stato dovrebbe essere ridurre le rette dell’asilo, il costo dei pannolini e articoli indispensabili per la prima infanzia, garantire iniziative per le famiglie, pulire e monitorare i giardini pubblici dedicati ai bambini”.

Il 75% dei genitori fa molta fatica a lavorare da casa dovendo occuparsi anche dei figli

Resta infine il problema di lavorare e accudire i figli per chi continuerà con lo smart working. I genitori che potranno rimanere a casa coi figli dopo il 4 maggio – tra questi il 52% lavorerà da casa in smart working – avvertono la difficoltà di conciliare la vita professionale con la gestione dei bambini, sia per chi ha bimbi più piccoli alla cui cura è necessario dedicarsi sia per chi ha bambini in età scolare che hanno bisogno di supporto per compiti e accompagnamento scolastico. Il 75% dei genitori dichiara, infatti, di fare molta fatica a portare a termine gli impegni di lavoro dovendosi occupare dei bambini.

Adolfo Spezzaferro

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