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gelateriafassiRoma, 22 lug – Qualcosa che non va c’è ed è evidente. Non tanto nella notizia in sé, sarà bene premetterlo da subito. Che Fassi venda è un peccato, che ceda ai Coreani il Palazzo simbolo del gelato per eccellenza a Roma rasenta il ridicolo,  eppure non basta il solo processo di cessione in corso a spiegare la nota stonata, l’amarezza che resta sul fondo.

Un’epoca che vive di flussi di mercato, pensa, si riproduce e ingrassa mossa solo da questo, non avrebbe neanche più il diritto di scandalizzarsi se qualcuno vende a qualcun altro. Quando il mercato è la logica, chiunque compri o venda tiene sempre un ruolo credibile, poco importa ormai chi sia o dove metta le mani, perché, in fin dei conti, postulato il resto, finisce davvero per sembrare ininfluente. Eppure qui, nel caso singolo preso nel mazzo, qualcosa che non va rimane lo stesso, a prescindere, oltre la notizia passata dall’Ansa.

Apprendiamo, infatti, che lo storico marchio romano Fassi, attivo dal 1880, ha venduto i 700 metri quadri di sede storica e laboratorio artigianale del così detto Palazzo del Ghiaccio al quartiere Esquilino alla società coreana Haitai Confectionery and Foods Co., che già gestiva 63 sedi in franchising del gruppo, con la volontà, fanno sapere gli investitori, di arrivare a conquistare nel 2020 un fatturato di  100 milioni di dollari.

“Il business del gelato di qualità interessa il mercato globale” spiega in breve la nota degli acquirenti e alcuni organi di stampa fanno sapere che la famiglia avrebbe dimostrato grande interesse per la capacità tutta coreana di sviluppare in breve tempo marchio e punti vendita all’estero, come se l’eventuale prossimo fatturato potesse in qualche modo interessare chi Fassi l’ha gestita e tenuta finora. Parrebbe una nota a margine, una postilla da nulla, ma un umore qualunque dovremmo pur desumerlo dal resto delle chiacchiere, considerato il fatto che la famiglia non ha, nè ha intenzione al momento, di rilasciare dichiarazioni sulla cessione. Il marchio, che aveva per decenni resistito alle proposte certamente indecenti per numero di zeri dei cinesi, all’improvviso cede il passo e la proprietà abbandona l’intera macchina della tradizione del gelato per antonomasia e se ne va stringendo la mano ai capaci nuovi proprietari con l’unica preoccupazione, secondo il Sole 24 Ore, che “la produzione resti quella di sempre”.

Qualcosa che non va c’è ed è tutta qui. E’ nel confronto paradossale ed ideale tra chi esce di scena vendendo e chi entra sul mercato dell’eccellenza italiana comprando. Haitai compra dichiarando che la famiglia non avrebbe potuto spingere il business più di così, allargandolo su base planetaria, come se fosse necessario. Fassi si chiude la porta alle spalle raccomandando qualità e tradizione ad una nuova gestione multinazionale come se fosse possibile. Si, qualcosa che non va c’è ed è tutta qui.

Elena Provantini

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