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Roma, 24 apr – Oggi alle 14.30 il presidente della Camera Roberto Fico, incaricato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella di verificare l’ipotesi di un governo 5 Stelle-Pd, incontrerà la delegazione dem. A seguire, alle 18 ci sarà l’incontro con quella del M5S. Al termine degli incontri, le due delegazioni rilasceranno delle dichiarazioni in diretta tv.
Il reggente del Pd Maurizio Martina sta sentendo in queste ore le varie personalità del suo partito in vista delle consultazioni con Fico. Ma al Nazareno la situazione è tutt’altro che chiara. Infatti i renziani per adesso restano all’opposizione. E un accordo di governo con i 5 Stelle deve per forza passare per il placet di Matteo Renzi, altrimenti non ci sarebbero i numeri in Parlamento (in ogni caso già risicati).
Comunque il Pd, per voce del capogruppo al Senato Andrea Marcucci, alza la posta in gioco, cercando di tagliare fuori Luigi Di Maio dalla corsa alla premiership: “È Fico il candidato premier del M5s? – chiede il piddino a Radio Anch’io – è lui che può fare passi indietro rilevanti rispetto al programma del Movimento per un accordo col Pd? Tra Pd e M5S l’accordo è quasi impossibile – sottolinea Marcucci – anche perché loro dovrebbero rinnegare gran parte del loro programma, ma le sorprese in politica sono sempre dietro l’angolo”.
Molto più possibilista Dario Franceschini: “Il Paese si è salvato da un governo populista e sovranista. L’incarico a Fico, allora, pone una domanda nuova al Pd. L’obiettivo di questo incarico è quello di esplorare le possibilità di un’intesa tra noi e il Movimento 5 Stelle. In questo mi richiamo proprio al documento approvato all’ultima direzione che ci collocava all’opposizione di un esecutivo centrodestra-M5S. Ma nello stesso tempo garantiva – leggo testualmente – ‘al Presidente della Repubblica il proprio apporto nell’interesse generale’. È allora possibile nel Pd discutere di una prospettiva politica senza veleni, senza sospetti, senza accuse di coltivare ambizioni personali?”. Il ministro uscente dei Beni culturali, in una intervista a La Repubblica, è convinto del fatto che si debba “tentare questa strada senza pregiudiziali. Mettiamo in campo le proposte del Pd come ha iniziato a fare Martina. Vediamo se c’è uno spazio di confronto basato sui programmi”.
Di tutt’altro avviso il ministro uscente dello Sviluppo economico Carlo Calenda, che twitta: “Vedo serio rischio che Pd sia troppo antisistema per allearsi con M5s attuale”. In un altro post Calenda fa anche un commento sull’impasse politica che si protrae dall’esito delle elezioni: “Fico esplora, Salvini passeggia (ma non marcia), Di Maio informa. Intanto programmi cambiano, contratti vengono redatti da Professori su input di chi considera Governo dei tecnici e professori male assoluto. Nessuno mette in discussione Nato e Euro. Non male per primi 50 giorni”.
Sul fronte dei 5 Stelle, invece, è Emilio Carelli, ospite di Agorà, a lanciare l’amo: “È imprenscindibile la figura di Renzi, perché Renzi è una figura ancora importante come leader del Partito democratico. Salvini in questi giorni si è autoescluso”. E sottolinea che il M5s non è disposto “ad ammucchiate, a governi di larghissime intese. Noi puntiamo ad un governo politico che governi il Paese”. Più diretto ancora il deputato grillino Carlo Sibilia: “Archiviata l’esperienza Salvini che ha preso la sua decisione di restare legato a Berlusconi, ora credo che non ci siano più impedimenti per far avviare un governo M5s-Pd. I nostri programmi hanno diversi punti di contatto”.
Occhi puntati su Renzi, dunque. Ma anche a sinistra del Pd. Perché, come abbiamo detto, la maggioranza in Parlamento è davvero risicata. E un appoggio esterno sul programma da parte di Liberi e Uguali sarebbe fondamentale (anche se, una volta convinti i dem, appare scontato).
No “a pateracchi, inciuci, governissimi, cerchiamo invece di trovare una strada e il centrosinistra discuta col M5S”. Parola di Pierluigi Bersani, ai microfoni di La7. “È ora di non leggere più come tradimenti le correzioni di rotta e i miglioramenti delle posizioni, perché altrimenti non andiamo da nessuna parte”. Serve da parte di tutti, insiste il leader di LeU, “disponibilità a correggere un po’ le posizioni e a fare dei passi indietro. Se tutti stanno inchiodati non se ne esce”. E per quanto riguarda i grillini, taglia corto: “Sono arrivati primi, ma non vuol dire niente…ve lo dice Bersani”. Da qui l’invito a “un po’ più di modestia” per la formazione di un governo. Serve “disponibilità di tutte le persone coinvolte, se c’è bisogno di un passo indietro bisogna saperlo fare”, avverte Bersani.
Parole che sembrano rivolte non solo a Di Maio, ma in qualche modo anche a Renzi, “colpevole” (a maggior ragione adesso che i 5 Stelle hanno chiuso il “forno” con la Lega) di ostacolare la corsa del centrosinistra verso un governo insieme con i pentastellati, così come chiede Mattarella (e sotto banco Napolitano).
Adolfo Spezzaferro



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