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Lione, 27 set – C’era una volta un accordo, il quale prevedeva che Fincantieri – subentrando ai coreani di Stx, nel frattempo falliti – prendesse possesso dei 2/3 dei Chantiers de l’Atlantique di Saint-Nazaire, importate polo produttivo della cantieristica francese. Accordo praticamente definito, quasi firmato in tutti i suoi dettagli e che poggiava sull’indiscussa leadership industriale di Fincantieri oltre che sulla tela diplomatica ordita nel corso dei mesi tra l’Italia e la Francia dell’allora presidente Hollande.



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Uno scorcio dei Chantiers de l’Atlantique, contesi da Fincantieri al governo francese

L’impalcatura sulla quale costruire il progetto – già ribattezzato “l’Airbus dei mari”, prendendo a prestito dalla fruttuosa esperienza europea nella costruzione di aeromobili – crolla però a maggio, quando cambia l’inquilino dell’Eliseo. Il neopresidente Macron (ma non che la Le Pen in campagna elettorale non avesse tuonato contro la cessione, anche se i bacini di carenaggio del nord erano da anni già in mano a stranieri) ha per le mani una riforma del lavoro decisamente al ribasso, per cui si trova costretto a dover controbilanciare con una mossa di puro marketing che mischia rischi di licenziamento per i lavoratori ad un’improbabile difesa della sovranità nazionale. Saint-Nazaire è il capro espiatorio perfetto: parte così il fuoco di fila per impedire a Fincantieri di prendere il sopravvento, arrivando addirittura a paventare la minaccia della statalizzazione facendo leva sul 33,3% attualmente detenuto dal governo transalpino.

Il governo italiano tenta una qualche risposta, non riuscendo però ad andare oltre – come di prammatica da quando Parigi ci sta soffiando da sotto il naso buona parte dell’economia nazionale – a generiche richieste di rispetto dei trattati europei, quelli per inciso che valgono da sempre a corrente alternata a seconda dei giocatori in campo. E qui la differenza tecnica si nota fin troppo: è Macron a dettare linee e tempi della trattativa, con Gentiloni e i ministri competenti a fare quasi da inermi spettatori. Oggi, in occasione del vertice bilaterale di Lione, arriva la quadratura (per la Francia) del cerchio: Fincantieri avrà sì la maggioranza nella fu Stx France, ma solo grazie alla generosa concessione del governo che “presterà” alla società guidata da Giuseppe Bono quell’1% necessario a superare la metà più uno delle quote. Proprio così: Fincantieri controllerà i diritti di voto su Stx in virtù di un prestito, peraltro a termine visto che durerà 12 anni. E non senza condizioni: sei nei primi 12 mesi “le promesse non sono state mantenute la Francia potrà recuperare il prezioso 1% e togliere a Fincantieri il ruolo predominante”, spiega Le Monde, che ha rivelato i dettagli del piano. Ma non è tutto: “In caso di vere difficoltà – continua il quotidiano – gli italiani dovranno rivendere il loro 50% ai francesi, che ritornerebbero allora gli unici capitani a bordo, come oggi”.

Filippo Burla



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