Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 19 set – Avevano deciso di sostituirsi al Parlamento per combattere la loro «battaglia di civiltà» in favore delle adozioni ai gay. Stiamo parlando dei sindaci grillini Chiara Appendino e Virginia Raggi. La Procura di Roma, però, sta per infrangere i sogni delle due pentastellate: secondo l’ufficio guidato dal procuratore capitolino Giuseppe Pignatone, le cosiddette famiglie «omogenitoriali» sono un arbitrio e, quindi, illegali. In questo senso la Procura ha fatto ricorso al tribunale civile contro il Campidoglio, che – benedetto dalla giunta Raggi – aveva registrato all’anagrafe un bambina come «figlia» di due gay. La bimba era stata partorita in Canada tramite utero in affitto, pratica – con buona pace della Raggi – tuttora illegale in Italia.
Secondo la Procura, dunque, essendo la maternità surrogata un reato, è inammissibile che «una condotta illecita possa produrre conseguenze non vietate soltanto perché la condotta è stata compiuta all’estero». Ma il ragionamento della Procura esula dal caso specifico e abbraccia più in generale tutta le questione delle adozioni gay. Per i pm, è inaccettabile che un bambino «debba essere figlio solo in ragione di un’unione civile» e non abbia «alcun legame con la mamma che l’ha concepito». Inoltre, viene ribadito che non esiste filiazione biologica tra persone dello stesso sesso «per espresso divieto di legge». E, infine, sul piano giuridico deve essere data priorità al diritto del bambino di avere una madre e un solo padre.
Il ricorso della Procura di Roma arriva dunque come una doccia fredda per la Raggi e l’Appendino. Se il Comune di Roma aveva già ammesso in luglio che i funzionari che avevano trascritto il certificato di nascita hanno agito illegalmente, è possibile che ciò accada anche a Torino. Qui Chiara Appendino si era gloriata di aver registrato all’anagrafe, per la prima volta in Italia, un bambino di una coppia gay. Un arbitrio vero e proprio, poiché queste decisioni spettano ovviamente al Parlamento nazionale. Di certo non a giunte comunali o a magistrati ideologizzati.
Vittoria Fiore

2 Commenti

  1. Finalmente qualche giudice che oltre ad applicare la legge, usa anche il buon senso.. basta con i capricci delle minoranze!

Commenta