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Roma, 17 feb – La maggioranza giallofucsia colpisce ancora: nasce in Parlamento l’intergruppo Pd, M5S e LeU (ma senza Italia Viva) per promuovere iniziative comuni. La mossa è in aperta sfida al centrodestra che, ad eccezione di Fratelli d’Italia, sostiene il governo Draghi al fianco dei giallofucsia. Lega e Forza Italia dal canto loro riuniscono i vertici per decidere il da farsi, con la leader di FdI Giorgia Meloni che propone (seppur dall’opposizione) di creare un intergruppo di centrodestra.



Nasce l’intergruppo dei giallofucsia in Parlamento

Dal canto loro, Pd, M5S e LeU rivendicano l’esperienza del governo Conte bis e si preparano a coordinare l’attività parlamentare. I giallofucsia quindi si incontreranno prima di ogni Conferenza dei capigruppo per trovare un’intesa sul calendario dei lavori e anche a cercare una sintesi al momento della presentazione degli emendamenti ai vari testi. “Un’ottima notizia”, commenta il ministro della Salute e esponente di LeU Roberto Speranza. Allo studio anche un documento programmatico: potrebbe essere un testo abbastanza breve di un paio di pagine nel quale ribadire le priorità per combattere l’emergenza sanitaria, economica e sociale e per concretizzare la transizione ecologica e l’innovazione digitale.

Il plauso di Conte: “Iniziativa giusta e opportuna”

Plaude pavlovianamente Giuseppe Conte (che si vorrebbe autonominare leader dei giallofucsia). L’ex premier parla di un’iniziativa “giusta e opportuna” per rilanciare “l’esperienza positiva di governo che si è appena conclusa”. Fuori le destre dunque e fuori anche Italia Viva. Il partito di Matteo Renzi non sembra intimorito, al contrario: si tratta di una scelta che “apre una prateria per chi vuole costruire la casa dei riformisti. Italia Viva c’è e ci sarà. Per il riformismo, contro il populismo”, avverte Ettore Rosato.

Nel Pd c’è chi non apprezza e parla di fughe in avanti

Anche tra le file dei dem c’è chi non apprezza la mossa. La minoranza, che spinge per il congresso del partito, mette in guardia da quelle che gli appaiono come “fughe in avanti“. Non è il momento di fare “forzature”, quello che serve è “una discussione vera su come il Pd voglia svolgere la propria funzione e definire la propria identità”. Matteo Orfini taglia corto: “Intergruppi che guardano al passato hanno davvero poco senso“, scrive su Twitter. Avverte invece del rischio di aumentare le difficoltà per Draghi, che peraltro chiede unità ai partiti che lo sostengono, il costituzionalista dem Stefano Ceccanti. Il dibattito sulla fiducia servirà al “Pd per marcare soprattutto la propria particolare sintonia col presidente del Consiglio. Qualsiasi ulteriore esigenza viene ovviamente dopo questo orientamento politico”.

La Meloni lancia il contro-intergruppo del centrodestra

“Se Pd, M5S e Leu hanno formato un intergruppo parlamentare per coordinare la loro attività nella maggioranza a sostegno di Draghi, evidentemente contro gli altri partiti che sostengono il governo, allora penso che anche il centrodestra debba dotarsi di un suo intergruppo per portare avanti il programma elettorale comune. E che sia utile farlo nonostante il diverso posizionamento attuale dei partiti della coalizione. Formulerò questa proposta a Salvini e Berlusconi e mi auguro possa essere accolta”, annuncia la leader di FdI Meloni.

Adolfo Spezzaferro

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