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Roma, 30 mag – Il governo verdegiallo resta in sella. Lo confermano di continuo sia il premier Giuseppe Conte che soprattutto i due vicepremier, il leader della Lega Matteo Salvini e il capo politico del M5S Luigi Di Maio. Certo, ora i rapporti di forza – in virtù dell’exploit del Carroccio e del tracollo pentastellato alle Europee – sono ribaltati: a dettare l’agenda di governo è Salvini. E infatti il ministro dell’Interno è in pressing permanente su Autonomia regionale e Flat tax – due cavalli di battaglia del Carroccio – a cui potrebbe abbinare la Tav (vera “bestia nera” per i 5 Stelle). Lo farebbe di sicuro, se Salvini volesse far precipitare gli eventi e mandare tutti a casa. Sì, perché Di Maio e soci, dopo la débacle delle Europee, non possono cedere sulla Torino-Lione (nel M5S è pieno zeppo di No Tav), rimasta un po’ la “Alamo” pentastellata. Con uno scontro sull’alta velocità (plausibile visto che il Piemonte è appena passato al centrodestra e Salvini ha definito il voto alle Regionali “un referendum pro Tav”) si compirebbe il disegno del leader della Lega, almeno secondo i più maligni: dare la colpa della crisi di governo ai 5 Stelle.

Che cosa succederebbe in caso di crisi di governo?

Ma che cosa succederebbe, in caso di caduta dell’esecutivo verdegiallo? Molto probabilmente non sarà possibile trovare una maggioranza alternativa, ossia quell’inciucio Pd-M5S che se prima era papabile ora non converebbe proprio ai dem, “ringalluzziti” dal voto alle Europee che registra una ripresa dei consensi (con tanto di sorpasso ai danni dei pentastellati). Pertanto, sarebbe inevitabile sciogliere le Camere e andare a elezioni anticipate.

Quali sono gli step e quando si potrebbe tornare a votare

Tenendo a mente il calendario e la legge elettorale, vediamo come funziona. Le Camere vengono sciolte da un decreto del presidente della Repubblica, che poi firma il decreto con cui il presidente del Consiglio indice le elezioni in un arco di tempo compreso tra i 45 e i 70 giorni dallo scioglimento del Parlamento. Ma attenzione, la legge per il voto degli italiani all’estero prevede che si dia comunicazione dello svolgimento delle elezioni con 60 giorni di anticipo e solo un decreto potrebbe modificare questa legge. Dunque il voto si può tenere tra 60 e 70 giorni dopo lo scioglimento delle Camere. Dalla data del voto devono passare non più di 20 giorni per la convocazione della prima seduta delle Camere durante la quale si avvia l’iter per l’elezione dei due presidenti, passaggio indispensabile per poter convocare le consultazioni da parte del capo dello Stato e formare quindi il nuovo governo.

Le tre ipotesi possibili

Voto ad agosto:

Se la situazione precipitasse in pochi giorni – ipotesi però improbabile – già ai primi di giugno si dovrebbero convocare le consultazioni per verificare se esiste una maggioranza alternativa, se si procedesse a sciogliere le Camere entro metà giugno, si potrebbe votare il 18 o il 25 agosto. Scenario possiamo dire quasi impossibile, perché i tanti italiani vacanzieri non si recherebbero alle urne. E infatti non è mai successo nella storia della Repubblica italiana. Per non parlare poi del fatto che in caso di elezioni agostane, manderemmo un premier di un governo dimissionario ad affrontare il braccio di ferro sulle nomine dei prossimi vertici dell’Unione europea.

Voto in autunno:

Se una eventuale crisi di governo si verificasse dalla fine di giugno in poi, una volta svolte le consultazioni e sciolte le Camere, si voterebbe invece dopo l’estate. Per votare il 1 settembre si dovrebbero sciogliere le Camere tra il 24 e il 29 giugno, per votare l’8 settembre si dovrebbero sciogliere le Camere nella prima settimana di luglio, per votare il 15 di settembre lo scioglimento dovrebbe avvenire nella seconda settimana di luglio. Il Sole 24 Ore, a tal proposito, spiega che per votare in autunno, le Camere vanno sciolte entro il 21 luglio. In tal modo il nuovo governo sarebbe in carica entro il 15 ottobre, quando andrà presentato il Documento programmatico di bilancio a Bruxelles. Va detto che a ottobre la Commissione sarà ancora quella uscente e che si potrebbe inviare una prima abbozzata legge di Bilancio, da modificare nelle settimane successive.

Voto nell’inverno 2020:

Con una crisi in autunno, di solito – per senso di responsabilità – si evita di votare durante la sessione di Bilancio, cioè finché la manovra non viene approvata dalle Camere e questo avviene entro il 31 dicembre. Molti considerano dunque che la finestra successiva per votare sia nei primi mesi del 2020. Nel 2018, come ricorderete, per votare il 4 marzo, le Camere furono sciolte il 28 dicembre. Ma – sia chiaro – un voto nell’inverno 2020 presuppone che il governo verdegiallo arrivi a varare la legge di Bilancio senza “scazzi” su temi delicati come Autonomia e Tav. Pertanto, il pallino è in mano a Salvini.

Adolfo Spezzaferro

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