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Roma, 6 mar – Come se non bastassero i guai che ha già il Pd, con Zingaretti dimissionario, ora ci si mette pure Grillo, che si candida a segretario dem: la provocazione del garante del M5S scatena pavlovianamente le reazioni stizzite dei piddini. “Io mi propongo per fare il vostro segretario elevato del partito democratico, mettete 2050 nel vostro simbolo, come sarà nel nostro prossimo con Conte, sarà 2050″, dice Grillo sul suo blog in un video con tanto di trascrizione alla buona. “Io vi invito, se mi invitate vengo, faccio il segretario, vi ripeto, del partito democratico elevato, ci mettiamo 2050 nel simbolo, io ci sto un anno, un annetto, Conte sta di là un annetto, parliamo con tutti e facciamo dei progetti comuni. Mettete 2050 nel vostro simbolo, come sarà nel nostro prossimo con Conte, sarà 2050, invito tutti i partiti a mettere 2050 nel loro simbolo, facciamo un progetto in comune, ne usciremo in un modo straordinario”.

L'”elevata supplica” del garante del Movimento 5 Stelle

Elevata supplica” si intitola l’intervento con cui Grillo si propone come successore di Zingaretti. “Dobbiamo riprogettare tutto, non possiamo farci concorrenza, destra, sinistra. La concorrenza, non funziona più”, dice convinto. “Siamo nel caos ma il caos è creativo, quindi ho visto questo partito, il partito democratico che va via una buona persona. E’ nauseata un po’ da tutto come siamo un po’ tutti nauseati dalla politica, dai partiti. Forse c’è un momento di riflessione, il Pd deve avere una narrazione, deve avere un progetto, io non ho mai sentito parole come transizione, ecologia, energie rinnovabili,  eppure sono tutte cose che sono sul piatto adesso”.

Grillo ricorda di aver avuto la tessera del Pd

Grillo invece come segretario elevato del Pd potrebbe portare ai dem ciò che più serve – non l’equilibrio tra le correnti, dunque – ma la rivoluzione “green”. La nuova fissa del comico genovese, che vanta la sua militanza (si fa per dire) dem: “Mi ero iscritto al pd qualche anno fa – ricorda – vi ricordate alla sezione di Arzachena, poi mi dettero indietro i soldi e la tessera, e Fassino fece la sua premonizione dicendo: si prenda, si faccia un partito”.

La reazione piccata dei dem alla provocazione di Grillo

Dura la reazione del senatore dem Tommaso Nannicini, che su Twitter risponde: “Caro Beppe Grillo, per candidarsi alla guida del Pd servono due requisiti di base. 1) Iscriversi al Pd. 2) Rimangiarsi i Vaffa contro una comunità che ha una voglia matta di buona politica, non di avanspettacolo di serie C“. Peggio ancora il compagno Enrico Rossi: “A Grillo che fa lo sbruffone proponendosi di fare anche per il Pd il segretario ‘elevato’ io chiedo che aderisca alla nostra discriminante antifascista e che rinunci a chiamare la sinistra ‘peste rossa’, come facevano le SS durante la resistenza“. Così su Facebook il commissario del Pd in Umbria ed ex presidente della Toscana.

Renzi non infierisce più di tanto

Chi non infierisce più di tanto sul caos in cui è piombato il Pd è Matteo Renzi (gli basta aver mandato a casa Conte, il leader giallofucsia difeso fino all’ultimo proprio da Zingaretti). “Non mi interessa commentare ciò che sta avvenendo nel Pd. Era normale che dopo il fallimento della strategia ‘O Conte o morte’ qualcosa potesse accadere. L’asse con i cinque stelle sembra oggi inossidabile al punto da permettere a Beppe Grillo la provocazione della candidatura alla guida del Pd. I problemi del Pd lasciamoli al Pd”, scrive il leader di Italia Viva nella sua E-news.

Zinga resuscita pure Santori

“Beppe Grillo può fare quello che gli pare ma quello che salverà il Movimento 5 Stelle è un campo largo, una grande coalizione in cui ognuno mantenga la propria identità. Ma questa coalizione serve, altrimenti Beppe Grillo con il suo 13% può andarci a giocare a tennis, ma sicuro non cambia la politica del Paese”. A dirlo è il redivivo Mattia Santori, leader delle Sardine, che oggi hanno minacciato di occupare la sede del Pd chiedendo una “fase costituente”.

Ci mancavano solo le Sardine

Il problema è che al di là della boutade di Grillo e della sparata dei “pescetti rossi” (con tanto di magliette rosse, appunto, fuori il Nazareno), è proprio il segretario dimissionario a non perdere l’occasione per tacere. “Le Sardine? Il fatto che siano mobilitate conferma che il Pd è una grande forza della democrazia italiana“, dice Zingaretti. Insomma, tra le file dem serpeggia l’amletico dubbio: Grillo o Santori leader? D’altronde – come si dice – quello che semini, raccogli.

Adolfo Spezzaferro

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