Roma, 6 giu – Il governo Conte ieri ha incassato la fiducia al Senato, oggi si replica alla Camera, a partire dalle 17.30. Nell’Aula di Palazzo Madama i sì all’esecutivo giallo-verde sono stati 171, 117 i no, 25 gli astenuti. Il governo ha quindi avuto quattro voti in più rispetto ai numeri della maggioranza (167 senatori), e si attesta su una soglia di sicurezza di 10 voti in più rispetto alla maggioranza assoluta, che al Senato è fissata a quota 161. Ai 58 voti favorevoli della Lega e 109 del Movimento 5 Stelle si aggiungono infatti i già previsti due voti dei senatori eletti all’estero del Maie, Ricardo Antonio Merlo e Adriano Cario, e i due voti degli ex grillini Maurizio Buccarella e Carlo Martelli, espulsi dal M5S per lo scandalo rimborsopoli. La fiducia è stata “salutata” da un lungo e sentito applauso.
Niente aiuti invece dal gruppo Per le Autonomie: su otto componenti due senatori, Gianclaudio Bressa e Pierferdinando Casini, hanno votato no, mentre la senatrice a vita Elena Cattaneo si è astenuta insieme ad altri cinque rappresentanti. Ha scelto l’astensione anche l’altra senatrice a vita, Liliana Segre. Nessuna sorpresa neppure sul fronte di un possibile allargamento stabile della maggioranza: FdI si astiene, la Lega sta al governo e Forza Italia si conferma all’opposizione. Anche il Pd conferma il fronte dell’opposizione, votando no alla fiducia, così come LeU.
Nel suo intervento di replica alla discussione a Palazzo Madama – dopo il discorso programmatico della mattina – Giuseppe Conte ha voluto rassicurare Ue e mercati. “L’uscita dall’euro non è in discussione – ha detto il premier – ma non rinunceremo a ridiscutere le politiche economiche”. “Voi ci dite che siamo sempre in campagna elettorale, forse perché non siete abituati a vedere conformate in un programma le cose anticipate in campagna elettorale“. A questo punto il premier è stato interrotto da una standing ovation, la presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati è intervenuta per riportare l’ordine: “Fatelo parlare, non c’è bisogno di questo tifo da stadio”.
Non è mancata la tensione quando ha preso la parola Matteo Renzi, che ha balbettato un po’ quando è andato a braccio. “Pensiamo che in quei banchi ci sia la coalizione di domani, noi siamo un’altra cosa”, ha detto rivolto a Lega e 5 Stelle. “Siete diversi, ma avete lo stesso metodo di violenza verbale”. “Anche noi – spiega – potremmo farvi lo screening, ma non lo facciamo”. “Lei – ha detto a Conte – è un premier non eletto, vorrei dire un collega, ma nessuno le sta negando la legittimità come accaduto nella XVII legislatura”. E ancora: “Siamo rimasti sorpresi dal riferimento alle opposizioni, ma la voglio prendere sul serio. Noi non occuperemo mai i banchi del governo, mai la poltrona del presidente del Senato, mai insulteremo i ministri, mai attaccheremo le istituzioni del Paese al grido ‘mafia, mafia, mafia'”.
Questo contratto è scritto con inchiostro simpatico, garantito da un assegno a vuoto“. “Non so se è il governo del cambiamento – ha concluso Renzi – intanto è cambiato il vocabolario: quello che si chiamava inciucio oggi si chiama contratto. Non so se cambierete il Paese. Intanto avete cambiato vocabolario”. Renzi poi ha annunciato che il Pd convocherà al Copasir la ministra della Difesa Elisabetta Trenta “perché chiarisca”. Il riferimento è a un presunto conflitto di interessi.
Spiacevoli, infine, le parole del senatore a vita Mario Monti, un vero “uccello del malaugurio”. Mr. Austerity ha voluto ricordare i “fasti” del suo governo: “La Troika è stata evitata grazie a un lungo braccio di ferro con la Germania e la cancelliera Merkel e fu la premessa che consentì alla Bce la svolta verso politiche che oggi corrono semmai solo il rischio di farci addormentare tutti”. Ma “non è escluso, e non lo dico con spirito di provocazione ma senso del dovere, che l’Italia possa dover subire l’umiliazione della Troika, io mi auguro vivamente di no”.
Adolfo Spezzaferro

1 commento

  1. Solo per ricordare che il precedente governo mentre con grande oculatezza ed attenzione affamava ancora di piu’ gli italiani riusciva contestualmente ad erogare 10 miliardi euro per la banca Montepaschi -una specie di filiale del pd e suoi predecessori-. Quello non era inchiostro simpatico.

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