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Roma, 14 dic – All’indomani del dietrofront sulla manovra che ha scatenato le ire della base di M5S e Lega, il governo gialloverde rilancia e mentre il ministro dell’Economia Giovanni Tria tratta a oltranza con l’Ue, il vicepremier Luigi Di Maio difende la legge di Bilancio. “La manovra sarà da circa 30-33 miliardi e mette risorse fresche nell’economia non come quella di Gentiloni che si è distinta per dare i soldi alle banche”.
Intervenuto a Mattino 5 su Canale 5, il capo politico del M5S assicura: “Noi aiutiamo le persone: ci sono quattro miliardi di tasse su banche e assicurazioni per aumentare le pensioni minime e di invalidità. E’ la ricetta per fare uscire dal buio l’Italia”.
Altrettanto ottimistico il punto di vista del sottosegretario all’Economia, Massimo Garavaglia, ai microfoni di Radio Anch’io su Radio Rai 1: la “cosa positiva” della trattativa tra Bruxelles e il governo italiano sulla manovra, che “se va come ci auguriamo“, è che si chiuderà la procedura di infrazione e “questo consente di fare molto più serenamente le operazioni sul reddito di cittadinanza e quota 100“.
Non è un tradimento” del mandato elettorale, ha detto Garavaglia secondo cui l’accordo con la Commissione europea “è buonsenso” in quanto “rispettiamo il mandato degli elettori”.
Il sottosegretario leghista ha ricordato che la finestra per quota 100 “si aprirà da aprile, nel pubblico ci vorrà qualche mese in più. L’orizzonte della manovra è triennale. In questa fase, come fatto adesso, quota 100 è per tre anni”.
Insomma, la linea del governo è che il dietrofront sul deficit serve per evitare la procedura d’infrazione e poter varare le misure promesse. Ma i conti non tornano.
Nello specifico, la diminuzione del deficit per il 2019 dal 2,4 al 2,04% del Pil è il risultato di una riduzione della spesa pubblica e da un aumento dei ricavi da dismissioni di immobili dello Stato. Vediamo qualche cifra: 3,6 miliardi (0,2% di Pil) riguarderebbero la riforma pensionistica per due miliardi e per il resto il reddito di cittadinanza. Gli altri 2,9 miliardi (0,16% di Pil) giungerebbero dal piano di dismissioni degli immobili pubblici accompagnato da qualche nuovo taglio di spesa.
I due vicepremier, Matteo Salvini e Luigi Di Maio intanto confermano “piena fiducia nel lavoro del premier Conte”, e assicurano: “Teniamo fede a ciò che avevamo promesso ai cittadini, mantenendo reddito di cittadinanza e quota 100 invariati. Manterremo tutti gli impegni presi, dal lavoro alla sicurezza, dalla salute alle pensioni senza penalizzazioni, dai risarcimenti ai truffati delle banche al sostegno alle imprese”.
Sulle misure, tuttavia, e sulla ripartizione dei tagli imposti dall’Ue è ancora tensione nella maggioranza. Salvini e Di Maio vogliono portare a casa il risultato per non perdere la faccia con l’elettorato di riferimento. E i soldi a disposizione sono molti di meno.
Ma l’Unione europea che ne pensa della marcia indietro gialloverde sul fronte dei conti pubblici? La proposta del governo Lega-M5S di modifica della legge di Bilancio è giudicata “solida ed interessante“. D’altra parte l’Italia ha fatto uno “sforzo – afferma il commissario Ue agli Affari economici Pierre Moscovici – veramente consistente e apprezzabile”, aggiustando il tiro dopo quel “ancora non ci siamo” detto ieri.
Tria sta trattando con i tecnici di Bruxelles. La base di partenza “è la proposta italiana”. Si pensa “di riuscire ad arrivare” ad una “conclusione”, ma “non ci sono ancora tempi” certi. Moscovici ha auspicato che all’accordo si possa arrivare “rapidamente”. La Commissione, tuttavia, vuole “capire e valutare” le singole misure. Insomma, “c’è ancora l’ultimo miglio da percorrere”.
A quanto pare, però, l’obiettivo comune, dell’Italia e della Commissione, è quello di giungere ad un accordo che permetta di rispettare il calendario di lavoro italiano, ossia le scadenze parlamentari, e quello della Commissione, che mercoledì prossimo, 19 dicembre, riunirà il collegio dei commissari per l’ultima riunione del 2018, prima della pausa per le feste natalizie.
L’obiettivo della Commissione, che – lo ricordiamo – è a fine mandato, è quello di non avere alcun Paese sotto procedura per deficit eccessivo (Edp), che nel nostro caso sarebbe basata sul debito: né l’Italia, né la Francia (Macron sta per sforare il 3% per varare misure atte a sedare la rivolta dei gilet gialli), né la Spagna.
La Commissione Juncker, che sta per andare a casa, non ha alcuna intenzione di lasciare in eredità a quella che le succederà Paesi con i conti in disordine.
Adolfo Spezzaferro

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