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Roma, 17 nov – Sindacati, industriali, opposizione: tutti chiedono al governo giallofucsia di risolvere la crisi dell’ex Ilva, ora che ArcelorMittal ha confermato che il 4 dicembre lascerà gli stabilimenti italiani. E se il premier Giuseppe Conte sembra essersi affidato alla magistratura, come se la soluzione del braccio di ferro con la multinazionale franco-indiana non fosse politica, la maggioranza di governo è ancora spaccata.

Le prossime mosse dei giallofucsia (tutte inutili)

Un nuovo incontro del premier e del ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli con i Mittal dovrebbe esserci a inizio settimana. A quanto pare sarà l’ultimo tentativo, prima di lavorare a un piano B. Il problema è che i giallofucsia non sono in grado di trovare una linea unitaria. Il Pd, con Andrea Marcucci, invoca un decreto che ripristini lo scudo penale (che appare una condizione dirimente per intavolare qualsivoglia trattativa). Ma il capo politico del M5S Luigi Di Maio resta contrario: “Lo scudo è solo un pretesto”. Conte deve evitare a tutti i costi lo spegnimento degli altiforni e la perdita di oltre diecimila posti di lavoro. Mercoledì o giovedì il Consiglio dei ministri si riunirà con all’ordine del giorno proprio il dossier ex Ilva.

Ecco le armi (spuntate) di Conte

Vediamo quali armi (finora assolutamente spuntate) ha Conte per convincere il colosso dell’acciaio a restare. Innanzitutto gli ammortizzatori sociali per i lavoratori (ma di certo non i 5.000 esuberi chiesti da Mittal), sconti sull’affitto degli impianti, defiscalizzazione delle bonifiche, una soluzione per l’Altoforno 2 su cui devono pronunciarsi i giudizi, una partecipazione di Cassa depositi e prestiti. Ma soprattutto lo scudo penale su eventuali inchieste per danno ambientale. A tal proposito, sottolinea Marcucci, se l’azienda accetta di sedersi al tavolo e tratta per restare, l’esecutivo deve varare subito un decreto con uno scudo per tutte le aziende “in contesti di forte criticità ambientale, a partire dall’ex Ilva”. Anche Italia Viva, con il ministro delle Politiche agricole Teresa Bellanova, invoca lo scudo. Ma il M5S è contrario. In ogni caso, se è vero che Patuanelli e Conte sarebbero pronti a spiegare ai gruppi pentastellati le ragioni per reintrodurre la tutela, al Senato sarebbe scontro totale, con una pattuglia di 5 Stelle irremovibili (e decisivi per le sorti del governo). Dal canto loro, i sindacati stanno valutando a uno “sciopero al contrario” per tenere accesi gli altoforni.

Boccia: “Subito lo scudo penale, operazioni muscolari non fanno bene a nessuno”

“La politica deve avere il senso del limite e della responsabilità. Si rimetta immediatamente lo scudo penale e si convochi l’impresa senza cercare operazioni muscolari che non fanno bene a nessuno in questo momento”. Ne è convinto il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia. “In questo momento – ha detto Boccia a margine della tre giorni organizzata dal Pd a Bologna – ci vuole responsabilità in questo Pese”. “Sarebbe barbarie”, osserva il leader della Cgil Maurizio Landini, se l’azienda vincesse. I commissari, intanto, a Taranto presentano una denuncia per “fatti e comportamenti lesivi dell’economia nazionale”. E i magistrati indagano per distruzione dei mezzi di produzione.

Saltamartini: “Governo incapace getta la palla alla magistratura”

Non essendo in grado di affrontare il caso Ilva questo governo di incapaci getta la palla alla magistratura. Scelta folle degna di questi inetti, che avrà come esito la chiusura delle acciaierie italiane con migliaia di lavoratori mandati a casa senza preoccupazione”. Lo scrive su Facebook la deputata della Lega, Barbara Saltamartini, presidente della Commissione Attività produttive della Camera dei Deputati.

In sostanza, posto che i giallofucsia non saranno mai d’accordo nell’adottare l’unica soluzione sensata, la nazionalizzazione degli impianti, che vanno tutelati – l’Italia deve produrre l’acciaio e non doverlo compare all’estero – così come vanno salvati i posti  di lavoro, resta da capire se almeno intanto riusciranno a convincere i 5 Stelle a ripristinare lo scudo.

Adolfo Spezzaferro

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