Roma, 8 nov – Siamo al paradosso: Luigi Di Maio ora si riscopre sovranista e dice a Giorgia Meloni e Matteo Salvini che non sono dei veri sovranisti, bensì dei “camerieri delle multinazionali”. Il terreno di scontro è quello dell’ex Ilva, con ArcelorMittal intenzionata a lasciare gli stabilimenti nel caso in cui non venissero soddisfatte le condizioni-capestro che ha posto. Per il capo politico del M5S bisogna adottare la linea dura, senza concedere nulla. Ecco perché rinfaccia alla leader di Fratelli d’Italia e al leader della Lega di voler accettare una “resa senza condizioni”, come scrive Di Maio su Facebook.

“Tra un po’ gli portano anche la scorzetta di limone”

Da qui il duro attacco a Salvini, “reo” di aver chiesto la reintroduzione dell’immunità per il colosso franco-indiano, il famoso scudo penale bocciato dal M5S proprio col governo gialloverde: “Tra un po’ gli portano anche la scorzetta di limone – ironizza Di Maio – Senza contare che la multinazionale ha già detto che lo scudo non c’entra e che comunque loro lasceranno per strada 5mila persone. Siamo arrivati al paradosso che la multinazionale fa leva sui sovranisti per piegare la volontà dello Stato”.

“Il loro idolo Orban le combatte, le multinazionali”

Poi Di Maio chiama in causa uno dei simboli del sovranismo europeo: il presidente ungherese Viktor Orban. “Il loro idolo, in Ungheria combatte infatti le multinazionali, nazionalizzando addirittura le banche. Gli mette nuove tasse e li vuole cacciare via dalla gestione di servizi strategici, come gas e luce”, è l’attacco a FdI e Lega.

“Meloni e Salvini camerieri delle multinazionali”

Il ministro degli Esteri infine ribadisce che “in questi giorni ci sarà da far rispettare la sovranità dello Stato. E non lo potranno fare i camerieri delle multinazionali travestiti da sovranisti. Dovranno farlo le persone di buon senso. Unite e tutte dalla stessa parte, quella della città di Taranto, dei suoi cittadini e dei suoi lavoratori. Il Movimento 5 Stelle ci sarà”, conclude Di Maio.

Certo è che il capo politico dei 5 Stelle (che non brillano per le loro politiche industriali, come abbiamo già visto nel governo gialloverde) deve provare a recuperare consensi, visto il crollo verticale registrato nelle ultime consultazioni elettorali. Ecco perché sull’Ilva parla di battaglia “per la sovranità italiana”. Ma nelle vesti di “sovranista” è poco credibile. Di certo meno della Meloni e di Salvini.

Adolfo Spezzaferro

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