Brescia, 8 nov – Non sono certo la curva più a destra d’Italia. Anzi, loro stessi si definiscono “profondamente apolitici, per molti versi antirazzisti”. Gli Ultras del Brescia prendono posizione in merito al “caso Balotelli” e lo fanno scardinando la lettura ideologica dei media mainstream e le strumentalizzazioni politiche. Condannano l’atteggiamento del loro attaccante, “arrogante e indisponente”, e ridimensionano l’allarme razzismo “la curva del Verona non è il KKK”. Insomma a Paolo Berizzi e ai fan della caccia alle streghe non piace questo elemento.

“L’arroganza di Balotelli non è giustificabile”

Per la curva bresciana “il razzismo esiste, esisteva e forse esisterà sempre”, ma non per questo Mario Balotelli deve godere di una sorta di impunità ideologica. “Il fatto che abiti a Brescia e indossi la nostra Maglia, però, non lo eleva al di sopra di tutto e di tutti, e l’arroganza che sembra trasparire di continuo dalla sua persona non è giustificabile, in particolar modo quando la porta in campo e diventa motivo di destabilizzazione per la squadra e di tensione e d’imbarazzo per la tifoseria”. Il riferimento dei tifosi bresciani è all’atteggiamento poco professionale e nervoso tenuto da Balotelli in diverse partite quest’anno, testimoniato dal dito medio mostrato ad altre tifoserie o dalla rottura della macchina fotografica di un fotografo a bordo campo dopo una sostituzione non gradita.

L’ex attaccante del Nizza dovrebbe mostrare più spirito di sacrificio: “Siamo estremamente convinti che Balotelli a tutti gli effetti sia italiano, e bresciano, ma proprio perché gioca nel Brescia da bresciano, la sua dedizione alla causa e il suo impegno devono essere pari – o addirittura superiori – a quelli dei suoi compagni. Per noi infatti ciò che più conta sono lo spirito di sacrificio, la passione, il rispetto, le motivazioni, la Maglia sudata, concetti che al momento parrebbero a lui sconosciuti”. Insomma il nervosismo di Balotelli e il suo scarso impegno in campo sarebbero una costante e non una conseguenza del razzismo degli altri.

A Verona “provocazioni marginali”

Anche rispetto al contestato episodio di Verona, i tifosi del Brescia forniscono una lettura non allineata: “Se non era pronto psicologicamente ad affrontare una tifoseria come quella veronese e una partita così delicata come quella di domenica, doveva dirlo e lasciare il posto a qualcuno meno nervoso di lui. Le provocazioni nei suoi confronti sono state davvero marginali (lo ha poi ammesso pubblicamente perfino lui). Questo ovviamente non significa che certi cori siano legittimi e accettabili, ma nemmeno che i tifosi gialloblù siano tutti razzisti, e che la Curva del Verona sia una sorta di covo del KKK, come qualcuno vorrebbe far credere”.

Infine gli ultras del Brescia, comprendendo la strumentalizzazione politica creata ad arte dietro “l’allarme razzismo”, esprimono solidarietà nei confronti del tifoso veronese che non potrà entrare allo stadio fino al 2030. “Vogliamo dare la nostra solidarietà a chi ha subito l’ennesimo provvedimento liberticida, a chi si è indignato – anche giustamente – per alcuni episodi apparentemente di carattere razzista avvenuti all’interno degli stadi, ricordiamo che il tema del razzismo oggi è spesso utilizzato per creare un nuovo allarmismo fra l’opinione pubblica, utile a introdurre nuovi strumenti repressivi e di controllo di massa, che altrimenti non sarebbero giustificabili e accettabili”.

Davide Di Stefano

N.B. La foto sopra viene utilizzata in maniera generica per identificare i tifosi del Brescia, ma il comunicato a cui si fa riferimento nel pezzo è stato scritto dagli Ultras Brescia 1911

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