Roma, 18 lug – I porti italiani si aprono solo quando è il loro turno. E in ogni caso restano sbarrati alle Ong e ai trafficanti di esseri umani. A livello europeo, l’Italia chiede formalmente agli altri Paesi Ue di aprire nuovi porti nell’ambito della missione Sophia. La lotta all’immigrazione clandestina del governo italiano non si ferma. “Noi salviamo vite umane, la nostra Guardia costiera ne ha salvate tantissime e continueremo a farlo. Ma non possiamo da soli. Apriamo i porti quanto tocca noi, quando non tocca a noi sono gli altri Paesi che devono aprirli“. Così il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Danilo Toninelli, ribadisce la linea del governo intervenendo a Studio24 su Rainews24.
Toninelli poi ha invocato la creazione “di centri di transito in Libia in condivisione con l’Unhcr e gli altri Paesi per evitare che i migranti partano”. Il ministro pentastellato ha ribadito che “le persone devono essere salvate ma poi ricollocate”.
Intanto il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, ha fatto pervenire al vicepresidente della Commissione europea e Alto rappresentante Ue per la gli affari esteri, Federica Mogherini, una lettera in cui viene indicato che da parte italiana non vengono più ritenute applicabili, anche alla luce delle conclusioni del Consiglio Europeo del 28 giugno, le attuali disposizioni del “piano operativo” della missione Eunavformed Sophia, che individuano esclusivamente l’Italia come luogo di sbarco degli immigrati che vengono soccorsi dalle proprie unità. Il ministro Moavero ha quindi dato istruzioni al rappresentante italiano al Comitato politico e di sicurezza perché alla riunione in programma oggi sollevi la questione della necessità di modificare il “piano operativo” di Eunavformed Sophia per quanto riguarda l’individuazione dei porti di sbarco. In sostanza, tocca anche agli altri Paesi Ue aprire i porti.
Adolfo Spezzaferro

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