Roma, 16 mag – Colpo di scena. Quello che sembrava un governo ormai finito ancor prima di cominciare acquista nuovo slancio grazie al riposizionamento del leader del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, in un’ottica di compatibilità con la linea del capo politico della Lega, Matteo Salvini. Sì perché, a quanto pare, il leader pentastellato ha accettato di assumere posizioni meno morbide sull’Unione europea e i trattati. Salvini in cambio ha concesso che, nell’ipotesi di staffetta di governo (che a quanto sembra tornerebbe in pista), il primo ad andare a Palazzo Chigi sarebbe un nome, “politico”, grillino. Questo significa che la staffetta non necessariamente sarà composta dai due leader.

Certo, alla luce dei “tira e molla” di questa settimana (e degli ultimi mesi), l’accordo va preso con le pinze, ma ieri sera l’intesa c’era. Così come ci sarebbe un accordo sulle nomine in scadenza: il M5S potrebbe decidere tempi e nomi in Cdp, Cassa depositi e prestiti, mentre la Lega avrebbe carta bianca sul Tg1 Rai.

Io mi preoccupo degli italiani. Se c’è qualche eurocrate non eletto che si preoccupa è un problema suo“, ha detto ieri Di Maio, rivolgendosi soprattutto a Salvini, come a dire: “Il nostro governo rimetterà in discussione trattati e clausole”. Ma le parole del leader pentastellato erano rivolte anche a Beppe Grillo, che ora sarà ben felice che Di Maio sia tornato su posizioni in qualche modo euroscettiche (gradite, ovviamente, anche alla base “militante”).
Insomma, per adesso, il dato politico è che Salvini la sta avendo in qualche modo vinta sui diktat, i veti, i “capricci” di Di Maio, che forse si sta convincendo del fatto che per poter governare non può decidere tutto lui. Anche perché, in caso di fallimento della trattativa, converrebbe molto di più alla Lega un ritorno alle urne.

Il contratto di governo quindi assume altri contorni, come svelato dalla bozza pubblicata da Huffington Post ieri sera, con procedure per mettere in discussione l’euro, la richiesta alla Bce di congelare il debito italiano di 250 miliardi, l’abolizione immediata delle sanzioni alla Russia, e un comitato parallelo – organo del tutto fuori dalla Costituzione, che prevede la partecipazione anche di organi costituzionali – al consiglio dei ministri, per dirimere eventuali controversie.
Certo, è vero che 5 Stelle e Lega si sono affrettati a dire che non è più la bozza a cui stanno lavorando, ma il dato resta: il programma vira verso le posizioni di Salvini.

Oggi, in mattinata, è previsto un nuovo incontro tra Di Maio e Salvini, mentre andranno avanti i lavori del tavolo tecnico. I toni tornano positivi: “Forse riusciamo a chiudere il contratto di governo“, afferma il leader M5S. “Siamo al tratto finale“, gli fa eco quello della Lega.
Forse il governo giallo-verde, grazie a una punta in più di verde (e grazie al fatto che il primo premier sarà grillino), si farà. Sempre che vada bene al presidente Mattarella, sia chiaro.

Adolfo Spezzaferro

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