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Milano, 30 giu, – Fai il saluto romano? In galera. Vendi una maglietta con la scritta “Boia chi molla”? In galera. Produci un accendino con la faccia del Duce? In galera. Ti fai un selfie col braccio teso e lo metti su facebook o instagram? In galera.

Una proposta che arriva dal Pd, mediante il suo deputato on. Emanuele Fiano sembra assumere i contorni di una caccia alle streghe. O meglio di una caccia ai “camerati da tastiera”, come li definisce oggi il quotidiano Libero, che riporta dell’esame in Commissione Giustizia della Camera del nuovo articolo 293bis del codice penale. In pratica un inasprimento delle pene già previste dalle Leggi Scelba e Mancino: al vaglio un aumento di un terzo della pena, che è già punita con la reclusione da sei mesi a due anni. Il giro di vite riguarda sia «i siti internet con contenuti di propaganda», sia il «merchandising on line» dei «gadget» e degli «altri beni» chiaramente riferiti al ventennio.

Probabilmente Fiano non ha mai avuto occasione di fare la spesa alla Coop, dove qualche tempo fa sono spuntati vini con l’etichetta recante la silhouette di Mussolini e il calendario del Duce. Verrà punito anche il simbolo della spesa rossa?

Recita il testo: “Chiunque propaganda le immagini o i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco, ovvero delle relative ideologie, anche solo attraverso la produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli a essi chiaramente riferiti, ovvero ne richiama pubblicamente la simbologia o la gestualità è punito con la reclusione da sei mesi a due anni. La pena di cui al primo comma è aumentata di un terzo se il fatto è commesso attraverso strumenti telematici o informatici“.

Oggi la normativa vigente, dalla Legge Scelba del 1952 alla Legge Mancino del 1993, fino alle ultime sentenze della Cassazione, vieta “la riorganizzazione del partito fascista o comunque la nascita di un movimento o associazione non inferiore a cinque persone, che persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista o punisce chi fa apologia del fascismo”.

Una proposta, quella di Fiano, già depositata nel 2015, ma che solo ieri è stata votata in Commissione, che vuole equiparare il commercio dell’oggettistica legata al Ventennio all’apologia del fascismo tout court. Perché, si legge nell’introduzione alla proposta c’è l’esigenza “di delineare una nuova fattispecie che consenta di colpire solo alcune condotte che, individualmente considerate, sfuggono alle normative vigenti”. A onor del vero la proposta non è che abbia mai suscitato un grande interesse. Dopo la presentazione nel 2015, il primo esame in commissione è cominciato solo il 21 aprile del 2016 per essere subito rinviato. E a colpi di rinvio si è arrivati a ieri. I più colpiti, i commercianti di Predappio che quando la legge venne presentata per la prima volta commentarono: “Vietare di vendere i ricordi di Mussolini a Predappio sarebbe come vietare di vendere le immagini del Papa a Roma”.

Anna Pedri

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