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Roma, 28 set – Virginia Raggi è stata rinviata a giudizio per l’accusa di falso, nell’ambito dell’inchiesta per la nomina di Renato Marra, il fratello del fedelissimo della “sindaca” Raffaele (a processo per corruzione), alla direzione del dipartimento Turismo del Comune di Roma. Cade invece l’accusa di abuso d’ufficio: la Procura di Roma ha infatti deciso di archiviare, manca l’elemento soggettivo del reato. Dunque la Raggi non avrebbe agevolato la promozione di Marra, né quella di Salvatore Romeo a capo della sua segreteria politica. I Pm Paolo Ielo e Francesco Dell’Olio contestano alla “sindaca” la falsa dichiarazione inviata alla responsabile anticorruzione del Campidoglio, dove si assumeva la responsabilità della scelta di nominare Marra al Dipartimento Turismo.

“Apprendo con soddisfazione che, dopo mesi di fango mediatico su di me e sul MoVimento 5 Stelle, la Procura di Roma ha deciso di far cadere le accuse di abuso d’ufficio”, ha commentato Virginia Raggi. “Un’accusa infamante riportata per mesi dai giornali e cavalcata dall’opposizione nel tentativo di screditare me ed il MoVimento 5 Stelle. Così come non ci sarebbe alcun abuso nella nomina di Renato Marra”. Dalle fila del 5 Stelle si tende ovviamente a minimizzare il processo per falso che vedrà imputata la Raggi, enfatizzando l’archiviazione dei reati di abuso d’ufficio: “Sono soddisfatto perché il reato più grave è in via d’archiviazione”, ha dichiarato Beppe Grillo.

Per i magistrati la questione delle polizze, in cui capo segreteria Romeo indicava la sindaca come beneficiaria in caso di morte del titolare, non è elemento di reato. La scelta di Romeo come capo segreteria della “sindaca”, secondo la Procura di Roma, si spiegherebbe con l’esistenza di un rapporto di amicizia e di militanza all’interno del Movimento 5 Stelle. Archiviazione richiesta anche per le posizioni di Gianni Alemanno e Ignazio Marino, anche loro indagati per abuso d’ufficio per una serie di nomine effettuate quando si trovavano al governo della città.

Davide Romano

 

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