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Reggio Emilia, 14 giu – Ancora lui. Stiamo parlando di Darko Koku Asare Lauri, il 28enne di origini ghanesi ma con cittadinanza Finlandese che pochi giorni fa era stato arrestato per avere molestato sessualmente un’agente di polizia. Subito rimesso in libertà da un giudice troppo clemente perché il gesto criminoso in sostanza era apparso “di lieve entità”, eccolo, nemmeno 24 ore dopo, di nuovo per le strade a dare il meglio di sé.

Spirale di follia

Nella giornata di ieri infatti il ghanese ha seminato il terrore davanti alla stazione: armato di una mazza di ferro, ha minacciato due donne cercando di rapinarle. Il 28enne era da tempo noto alle forze dell’ordine e a chi transitava per la zona della stazione a causa dei suoi accessi di rabbia, che esplodevano all’improvviso in urla e minacce nei confronti di passanti e commercianti del luogo. Una spirale di follia che ha avuto il suo apice ieri mattina, quando l’uomo è arrivato in piazzale Marconi brandendo una mazza di ferro e scagliandosi contro una donna: prima l’ha spinta, poi l’ha insultata e poi le ha intimato di dargli dei soldi minacciando di sprangarla. Ma la donna non ha ceduto alle minacce e all’immigrato non è restato che cambiare obbiettivo: un’altra donna, sempre con le stesse modalità, sempre senza risultato.

Di nuovo arrestato

Mentre il ghanese tentava dette estorsioni, i testimoni della scena segnalavano l’accaduto alle forze dell’ordine che in pochi minuti hanno mandato alcune pattuglie. L’uomo è stato bloccato e ammanettato. «Vista la sua alterazione psicofisica – ha dichiarato il dirigente delle Volanti, Carlo Maria Basile – inizialmente lo abbiamo portato in ospedale ma i medici ci hanno spiegato che non c’erano le condizioni per effettuare un Tso». Una volta raccolte le denunce delle due donne, è stato arrestato per la doppia tentata rapina e condotto in carcere. «Sul posto abbiamo anche ritrovato la mazza utilizzata dall’arrestato: l’aveva gettata in un cassonetto, probabilmente fra una tentata rapina e l’altra». Adesso non resta altro da vedere se il magistrato deciderà di tenerlo dietro le sbarre oppure stabilirà nuovamente che i danni provocati sono di “lieve entità”. 

Cristina Gauri

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