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Roma, 14 giu – Il vicepremier e capo politico del M5S Luigi Di Maio chiede le dimissioni di Luca Lanzalone da presidente di Acea in merito allo scandalo dello stadio di Roma. I 5 Stelle sono nel bel mezzo di una bufera proprio per l’arresto di Lanzalone perché è un uomo di Casaleggio e dell’attuale Guardasigilli Bonafede.
“Da noi, come ho sempre detto, non esiste la presunzione di innocenza per reati gravi come la corruzione. Ieri si è autosospeso Ferrara, altrimenti lo avremmo espulso noi, e Lanzalone si deve dimettere perché non è pensabile che una persona ai domiciliari stia ancora ad Acea. Mi aspetto nelle prossime ore questo gesto”. Così Di Maio, spiegando che chi è agli arresti domiciliari non può continuare a essere presidente di una municipalizzata: “Da noi chi sbaglia paga”.
Il vicepremier si dice addolorato dalla vicenda: “Lanzalone ci aveva aiutato a salvare l’azienda di rifiuti di Livorno, era stato brillante nello sblocco della questione dello stadio di Roma. Era una persona amministrativamente preparata e abbiamo deciso di affidargli la presidenza della più grande partecipata di Roma. Quello che è successo mi addolora. Dobbiamo fare subito il daspo per i corrotti e gli agenti sotto copertura per i corrotti ci servono”, ha affermato.
Lo scandalo dello stadio della Roma è al centro dell’inchiesta della Procura su una presunta corruzione nell’ambito della variante del progetto licenziato nel febbraio dello scorso anno col taglio del 50% delle cubature rispetto al progetto iniziale. Tra gli arrestati, oltre al presidente di Acea, anche il vicepresidente Consiglio regionale Adriano Palozzi (Fi), l’imprenditore Luca Parnasi, l’ex assessore dem del Lazio Michele Civita. Tra gli indagati il capogruppo pentastellato in Campidoglio Paolo Ferrara.
Il sindaco di Roma Virginia Raggi si è affrettata a chiarire che il super consigliere Lanzalone le è stato imposto dai vertici del M5S. Per la Giunta capitolina a 5 Stelle i guai non sembrano finire mai. Ferrara si autosospende dal Movimento ma resta come consigliere. Il Pd romano ovviamente chiede le dimissioni, a partire da quelle della Raggi (come se non avesse tra le sue fila arrestati per lo scandalo in questione). Nel M5S intanto tutti cercano di smarcarsi – alla Regione la capogruppo Lombardi nega rapporti con il costruttore Parnasi – e la Giunta capitolina – già sotto schiaffo dopo la doppia sconfitta al voto di domenica scorsa nei Municipi III e VIII, dove i grillini non sono arrivati neanche al ballottaggio – ora è nei guai grossi, nonostante il sindaco si professi estranea alla vicenda. “Ho ricevuto l’ordinanza che leggerò. Certo il contesto che emerge è preoccupante, soprattutto per la mentalità da parte di alcuni di pensare che tutti i problemi continuano ad essere risolti semplicemente ungendo le ruote”. Così il presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, in merito all’inchiesta.
Intanto sono stati fissati per domani gli interrogatori di garanzia delle nove persone arrestate nell’ambito dell’inchiesta sullo stadio dell’As Roma. Sei persone, l’imprenditore Luca Parnasi e cinque suoi collaboratori, si trovano in carcere, mentre gli altri tre, il presidente di Acea Lanzalone, il consigliere regionale Pd ed ex assessore Michele Civita e il vicepresidente del Consiglio regionale Adriano Palozzi di Forza Italia, sono agli arresti domiciliari. L’atto istruttorio di Parnasi si svolgerà a Milano, dove l’imprenditore è detenuto nel carcere di San Vittore. Gli altri interrogatori, invece, si svolgeranno a Roma.



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