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Roma, 28 nov – Luigi Di Maio, vicepremier e ministro del Lavoro, sarebbe pronto a chiudere l’azienda di famiglia dove si è scoperto che alcuni operai lavoravano in nero. A dirlo è lo stesso Di Maio nel salotto di Giovanni Floris, dove il ministro del Lavoro ha anche dichiarato: “esibirò le carte”.
La vicenda dei lavoratori in nero nell’azienda edile della famiglia Di Maio è stata sollevata dal programma tv di Italia 1 Le Iene, che hanno intervistato il primo di questi operai abusivi, Salvatore Pizzo. L’uomo ha lavorato per tre anni in nero, e il vicepremier si è difeso affermando che lui non poteva saperlo non essendo ancora socio dell’azienda all’epoca dei fatti. Ma c’è un altro dipendente che ha intentato una causa che nel 2014, quando a Luigi Di Maio e alla sorella venne donata la società, era ancora in corso. Non solo: i nuovi proprietari dell’azienda hanno cercato di trovare una mediazione, che però non è andata a buon fine dato che l’operaio abusivo ha deciso di ricorrere in Appello.
Ecco quindi che, messo in un angolo, Di Maio junior tenta il tutto per tutto e afferma di voler chiudere l’azienda “entro l’anno, tanto è ferma da tempo”.
Ma c’è di più. Mentre in diretta tv nella trasmissione Di Martedì, di Giovanni Floris, Di Maio viene messo alla gogna durante i faccia a faccia con Lucia Annunziata e Mario Calabresi, che gli rinfaccia di aver querelato suo padre morto da 40 anni,in contemporanea sulle Iene va in onda un altro servizio che sbertuccia il capo politico del Movimento 5 Stelle. E in quel servizio, oltre agli altri casi di lavoro nero, viene fatto calare il sospetto che anche lui abbia lavorato in nero per l’azienda di famiglia. Ma lui si difende e afferma che ha effettivamente lavorato nell’azienda del padre, ma con regolare contratto, e promette di esibire le varie buste paga con le relative certificazioni.
Da paladino dell’onestà quale si professa da quando è sceso in politica, il vicepremier si smarca dai comportamenti del padre. Afferma di prendere le distanze da quello che ha fatto, fermo restando l’amore che lo lega al genitore, e si dice dispiaciuto per il fatto di non essere stato avvertito dal padre di cosa realmente andava e veniva in azienda: “Io posso chiedere a un padre cosa ha fatto nella vita, ma non sempre i padri lo dicono ai figli”. Come a dire che le colpe dei padri non devono ricadere sui figli. Più volte, il vicepremier e ministro del Lavoro, precisa “Non voglio scaricare mio padre”, in una excusatio non petita che sa tanto di accusatio manifesta.
Anna Pedri

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