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Roma, 30 nov – A quasi una settimana dall’esplosione dello scandalo legato al lavoro nero nell’azienda della famiglia Di Maio, il signor Antonio, imprenditore edile nonché padre del vicepremier e ministro del Lavoro, dice la sua. E nel raccontare la sua versione dei fatti difende il figlio.
A suo dire Luigi, capo politico del M5S, era all’oscuro di tutto quello che andava e veniva in azienda, e quindi dei vari casi di lavoro nero che hanno portato alla luce una serie di irregolarità sulla gestione degli affari di famiglia. Antonio Di Maio si assume tutta la responsabilità di quelli che lui definisce “errori”, nella vicenda non solo relativa agli operai abusivi, ma anche dei sequestri di alcuni beni sul terreno di sua proprietà. “Le mie responsabilità non possono ricadere sui miei figli” afferma il padre del ministro del Lavoro in un’intervista al Corriere della Sera, e aggiunge: “Mio figlio, giustamente, ha preso le distanze dagli errori che ho commesso, ha garantito subito la massima trasparenza presentando tutte le carte. Non si è sottratto alle domande, non ha fatto nulla per favorirmi o nascondere fatti e ha fatto bene. Lo conosco, è mio figlio, non avrebbe potuto avere altro comportamento perché è una persona onesta”.
Di Maio senior afferma anche che Luigi è stato ingiustamente attaccato “con una ferocia spropositata” e che “stanno cercando di colpirlo ma lui non ha la minima colpa. Non era a conoscenza di nulla”.
Relativamente alla questione lavoro nero Antonio Di Maio sostiene che nessuno in famiglia ne sapesse niente, che il figlio era socio in azienda ma che era tenuto all’oscuro di tutto. “Ho affrontato momenti difficili da solo, senza parlarne coi miei familiari perché non volevo si preoccupassero. Sono pronto a rispondere dei miei errori. Ma dovete lasciar stare la mia famiglia, i miei figli che non c’entrano nulla con tutto questo. Quando si commettono degli errori li si nasconde ai propri figli perché si ha paura che possano perdere la stima nei tuoi confronti. Io volevo che i miei figli fossero orgogliosi del loro papà. E ora non so se è così ed è la cosa che mi fa più male”.
Resta tuttavia da spiegare la questione della madre di Luigi Di Maio, e moglie di Antonio. Paolina Esposito, colei che firmò i contratti di lavoro da manovale che il ministro del Lavoro ha messo online, all’epoca dei fatti era l’intestataria della Adima srl, l’impresa edile dove si sono registrati i casi di abusivismo. Come poteva essere la donna all’oscuro di tutto se era la titolare dell’azienda? Era una prestanome? Ma soprattutto, la signora Esposito non avrebbe potuto ricoprire alcun incarico in azienda dato che è, ancora oggi, un dipendente pubblico, essendo un’insegnante. Insomma, un baratro che ogni giorno di fa più profondo e che di sicuro non giova a chi ha conquistato i favori degli elettori al grido di “onestà”.
Anna Pedri

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