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Roma, 18 lug – Dopo l’annuncio del rinvio del voto sullo ius soli, la prima a tornare sull’argomento, è stata manco a dirlo Laura Boldrini. Nel corso del tradizionale incontro con la stampa parlamentare a Montecitorio, durante la cosiddetta cerimonia del Ventaglio ha esordito: “Mi auguro che il provvedimento sullo ius soli sia approvato entro la fine di questa legislatura perché è giusto e necessario“. E ancora: “La cittadinanza è lo strumento principe dell’integrazione, per antonomasia. Impedire a chi nasce in un paese di essere cittadino italiano è impedire l’integrazione che è strumento di sicurezza. Senza dare a queste persone di sentirsi parte di una società, alimentiamo rabbia, risentimento, sentimento di esclusione”. E non a caso la Boldrini aggiunge piccata: “Rimandarlo sarebbe un torto, e i torti non portano bene”.



Sullo ius soli si è espresso anche Matteo Renzi, che teme un nuovo 4 dicembre. La sua battaglia, più per i voti che il provvedimento porterebbe a suo vantaggio che non per lo ius soli in sè, rischia di trasformarsi in una sconfitta cocente quasi quanto quella del referendum per cambiare la Costituzione. I suoi fedelissimi assicurano: “Tenteremo il tutto per tutto: votare il testo senza modifiche a settembre è l’ultima chance per farcela”. Una frase che dà la misura dello stato in cui versa il Pd. Lo stesso Matteo Renzi, nel corso della presentazione del suo libro al Mattino, afferma: “Lo ius soli è un dovere, sacrosanto. Il governo ha deciso di non mettere la fiducia e io sto dalla parte di Gentiloni sempre: sto al suo fianco e accetto questa decisione con cooperazione e collaborazione”. Parole che suonano un po’ come quel “stai sereno” detto a Enrico Letta pochi giorni prima di soffiargli il posto di premier.

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I palazzi, quindi, fremono per votare il provvedimento al più presto possibile. E allo stesso modo fremono le realtà ecclesiali: i vescovi italiani, infatti, ieri sono tornati alla carica tramite il loro presidente, mons. Gian Carlo Perego, vescovo di Ferrara e presidente della Fondazione Migrantes, che in merito al rinvio del voto ha commentato con Repubblica: “è una vittoria dei prepotenti sui piccoli che non hanno voce, una vittoria dell’indecisione, una vittoria dell’incapacità di risolvere i problemi”. E ancora: “È un ritardo che dimostra come si preferiscono i giochi di partito e gli interessi di breve durata alle vere esigenze del Paese”. Probabilmente il vescovo si scorda che la maggioranza degli italiani lo ius soli proprio non lo vuole.

Al coro di sì alla sostituzione di popolo si è accodato oggi anche il presidente del Coni, Giovanni Malagò: “Il mondo dello sport aspetta la legge sullo Ius soli con impazienza, perché troppo spesso giochiamo a carte impari, per non dire truccate. Molti atleti possono gareggiare nei Campionati del mondo e agli Europei, ma non possono vestire la maglia della Nazionale italiana alle Olimpiadi: è una storia fantascientifica”. Insomma, tutte motivazioni che poco hanno a che vedere con i sentimenti degli italiani, quelli veri.

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