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Ora la Lega (ri)propone la castrazione chimica: scontro con il M5S

by Eugenio Palazzini
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Roma, 28 mar – Approvata la legittima difesa, che era nel cosiddetto contratto di governo, la Lega rilancia la sua storica proposta volta ad approvare la castrazione chimica, che non era nel contratto di governo. A puntualizzare questo aspetto è lo stesso Matteo Salvini: “Si chiama blocco androgenico ed è una proposta della Lega ferma da venti anni in Parlamento, non è contenuta nel patto di governo ma se qualcuno la gradisce la può approvare”. Il ministro dell’Interno, durante una conferenza stampa ieri al Viminale, ha però puntualizzato “che funziona da venti anni in altri paesi occidentali, avanzati e tecnologici”. Secondo il leader leghista “chi compie reati di questo genere (violenze sessuali, ndr) va curato”.

Il ministro per la Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno, intervistata oggi da Il Messaggero, è intervenuta così sulla questione: “Abbiamo presentato alla Camera un emendamento per inserire la possibilità di subordinare la sospensione della pena ad un trattamento terapeutico o farmacologico inibitorio della libido“. Il ministro ha poi precisato che non si tratta di un “trattamento incostituzionale”, ribadendo che “la Lega sostiene questa misura da tempo, anzi è uno dei motivi, con la legittima difesa, che mi ha fatto avvicinare alla Lega”. L’emendamento presentato dal Carroccio, che modifica l’articolo 165 del codice penale, prevede appunto che “la sospensione condizionale della pena, nei casi di condanna” per reati come la violenza sessuale, possa essere “subordinata a trattamenti terapeutici o farmacologici inibitori della libido con il consenso del condannato”.

Scontro con il M5S

Si tratta però di una norma affatto apprezzata dal M5S. Secondo Veronica Giannone, deputato pentastellato, è una presa per i fondelli perché sarebbe come dire “ti castriamo ma solo se sei d’accordo”. Di conseguenza per Giannone “non è la castrazione chimica lo strumento, ma il carcere e la certezza della pena. Quello che propongono è solo propaganda politica e come me la pensano decine di miei colleghi”, ha dichiarato la parlamentate del M5S all’Adnkronos. Chiaro dunque che la Lega non troverà terreno fertile dalle parti degli alleati di governo per portare avanti questa proposta, a differenza appunto della legittima difesa, non amata ma tutto sommato accettata dai Cinque Stelle. La Bongiorno ha provato comunque a stemperare i toni, restando possibilista: “Mi auguro che si trovi un’intesa”, ha detto il ministro.

Quali nazioni la prevedono

In Europa non sono pochi gli Stati che hanno adottato la castrazione chimica, a diverse condizioni e in casi particolari. Stando al riassunto dell’International Handbook of Penology and Criminal Justice,Svezia, Finlandia e Germania hanno limitazioni in base all’età minima [del condannato], che vanno dai 20 ai 25 anni. L’uso della castrazione chimica non è necessariamente per punire o controllare i colpevoli di reati sessuali di per sé. Piuttosto, la Finlandia permette la procedura solo se allevierà l’angoscia mentale del soggetto riguardo i suoi impulsi sessuali, mentre Danimarca, Germania e Norvegia permettono la castrazione se si può dimostrare che il soggetto potrebbe essere costretto a commettere crimini sessuali a causa di istinti sessuali incontrollabili”.

Anche Francia e Belgio prevedono casi in cui si può effettuare la castrazione chimica, analoghi a quelli previsti ad esempio in Germania. Mentre nel Regno Unito è in corso un progetto pilota rivolto ai detenuti condannati per pedofilia. In ogni caso la maggior parte degli Stati europei che l’hanno adottata (Svezia, Finlandia, Germania, Danimarca, Norvegia, Belgio, Francia) fanno un uso limitato della castrazione chimica, sempre opzionale e subordinato al consenso del condannato.

Eugenio Palazzini

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