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Roma, 19 dic – Le opposizioni – Forza Italia in testa – sono sul piede di guerra dopo l’approvazione del ddl Anticorruzione alla Camera.
La capogruppo forzista al Senato, Anna Maria Bernini, ha condannato duramente il decreto-bandiera del Movimento 5 Stelle: “Oggi il governo ha introdotto per legge la cultura del sospetto, ha trasformato tutti gli italiani in presunti colpevoli, ha inventato l’ergastolo processuale. Dalla culla del diritto questo Paese rischia di diventare la sua tomba”.
Silvio Berlusconi ovviamente è sutte le furie: “Tutte le cose che i signori Cinque Stelle hanno fatto e gli annunci che continuano a fare, vanno a toccare i nostri diritti di libertà. Il Paese versa in una situazione delicata e pericolosa. Non soltanto dal punto di vista economico. Andremo sicuramente in recessione. Loro non sanno cosa sia la vera democrazia. E’ una legge pericolosissima, e mette ogni cittadino italiano nelle mani di qualunque pm“.
Il leader di Forza Italia, che da tempo corteggia gli scontenti e i delusi del M5S, convinto che prima o poi l’alleanza gialloverde cadrà, è pronto a candidarsi alle prossime europee. E sta lavorando al post-governo Conte nell’ottica di poter contare sugli scontenti pentastellati in vista di di un esecutivo di centrodestra.
Anche il Partito Democratico boccia il decreto (ma per altre ragioni). Il deputato dem Cosimo Maria Ferri, componente della Commissione Giustizia della Camera e in passato sottosegretario alla Giustizia, sostiene che “è un provvedimento che ‘spazza’ non i corrotti ma il lavoro iniziato anni fa e portato avanti dai governi Renzi e Gentiloni e che travolge i principi fondamentali e il sistema penale. L’emendamento sulla prescrizione, inserito solo successivamente in commissione, è completamente estraneo alla materia dell’anticorruzione. E’ un’autentica arma innescata pronta ad esplodere tra un anno anche in assenza di una riforma complessiva del sistema penale“.
Esultano intanto i 5 Stelle per l’approvazione del decreto (304 voti favorevoli e 106 contrari). Per Riccardo Fraccaro, ministro per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, “finalmente l’Italia ha una legge anticorruzione seria, che permette di contrastare il malaffare in maniera efficace”.
Per Fraccaro “è una notizia che i cittadini onesti attendevano da anni, sin dai tempi di Tangentopoli, é una svolta epocale per il Paese”. Il ministro ha aggiunto che grazie all’approvazione del ddl, l’Italia avrà ora “una legge che non darà scampo ai politici, agli amministratori e agli imprenditori che scelgono di lucrare sulle spalle della collettività“.
Ecco i principali punti del decreto Anticorruzione.
L’aumento delle pene per i reati di corruzione, con il minimo che passa da uno a 3 anni e il massimo che passa da 6 ad 8 anni di reclusione.
Il divieto per i condannati per reati di corruzione di fare affari a qualsiasi titolo con la pubblica amministrazione (il cosiddetto “daspo” contro i corrotti). Il “daspo” dura da un minimo di 5 anni fino all’interdizione a vita.
La prescrizione – non solo per i reati di corruzione – non si applicherà più dopo la sentenza di primo grado, che sia di condanna o di prescrizione (a partire dal 2020). Questa misura (fortemente voluta dai 5 Stelle) è tra le più contestate e controverse, sulla quale ci sono stati più scontri nella maggioranza.
La possibilità di utilizzare agenti sotto copertura anche per i reati di corruzione e operare come “agenti provocatori” con il compito di avviare operazioni di corruzione per “stanare” potenziali corrotti.
Per i reati di corruzione la confisca dei beni rimane anche in caso di amnistia o prescrizione se si è già arrivati a una condanna almeno di primo grado.
Il reato di millantato credito viene assorbito da quello di traffico di influenze, ossia chi assicura di poter influenzare un pubblico ufficiale viene punito ugualmente sia che lo abbia influenzato veramente, sia nel caso stesse mentendo.
Viene eliminata la possibilità di restare anonimi per chi fa donazioni a partiti, fondazioni o altri organismi politici.
Adolfo Spezzaferro



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