Roma, 27 apr – Arriva il sì del presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla legge sulla legittima difesa. Un sì che non lascia del tutto contento il ministro dell’Interno Salvini: il capo dello Stato ha infatti firmato sì il via libera all’entrata in vigore del provvedimento ma contestualmente ha fornito delle linee guida per un’interpretazione che non mancherà di avere un seguito giurisprudenziale – facendo spazio a possibili ricorsi e bocciature della Consulta e rischiando così la progressiva erosione delle disposizioni contenute nel testo. 

Dubbi e perplessità

Sono molte le perplessità del Quirinale sulla costituzionalità del testo e i timori sulle conseguenze pratiche dell’applicazione della legge. «Non si può – scrive Mattarella – indebolire la primaria ed esclusiva responsabilità dello Stato nella tutela e della sicurezza dei cittadini, esercitata e attraverso l’azione delle forze di polizia». No alla giustizia fai-da-te quindi. E’ una missiva, quella del Colle, che spezza la narrazione cara a Salvini, della “difesa sempre legittima”: perché essa sia tale, spiega il Colle, deve continuare a sussistere la «necessità» di difendersi da un pericolo in atto di un’offesa ingiusta. Poi vi è il punto del «grave turbamento» al quale, secondo Mattarella, non ci si può appellare automaticamente e in maniera soggettiva da chi ha sparato. Il vicepremier non va comunque per il sottile e taglia corto: «Ascolto con interesse estremo le osservazioni del capo dello Stato ma la legittima difesa è legge e i rapinatori da oggi sanno che se entrano in una casa, un italiano può difendersi senza passare anni in tribunale». Il ministro della Funzione Pubblica Giulia Bongiorno spiega: «Le parole di Mattarella sono in linea con quanto abbiamo sempre sostenuto. Il nuovo testo non è stato pensato per offrire una licenza di uccidere ma per risparmiare inutili calvari giudiziari».

I pareri degli addetti ai lavori

L’Associazione Nazionale Magistrati (Anm) si rispecchia «nell’intervento di alto valore tecnico e morale» del capo dello Stato. «Se nell’applicazione emergeranno dubbi di costituzionalità – dice Pasquale Grasso – saranno sottoposti al vaglio dell’Alta corte». Anche gli avvocati esprimono soddisfazione: «Sostanzialmente – ha dichiarato il presidente delle Unione delle camere penali Giandomenico Caiazza – è un’interpretazione che vanifica l’intero impianto normativo e ne dimostra la vuota natura propagandistica».

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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