Roma, 16 ago – Alle elezioni manca poco più di un mese e il Pd approva in direzione la sua lista di candidati, come riporta l’Ansa. Il quadro, procedure tecniche a parte, esplicita ancora una volta come funzioni l’universo delle figure “indipententi”, “super partes”, magari richiamate come esperti consiliari, in qualche caso esponenti dei cosiddetti “governi tecnici”, in altri figure rilevanti della consulenza sul tema della gestione di una pandemia. Prima di approdare – quasi sempre – indirettamente o addirittura spediti (come in questo caso) tra le braccia del Nazareno.

Le elezioni del Pd e la lista dei candidati

In vista delle elezioni la Direzione nazionale del Pd approva nella notte le liste per le candidature: soltanto 3 i voti contrari e 5 gli astenuti. La riunione era stata convocata più volte, prima di concludersi alle 00.45. Enrico Letta così commenta la lista finale: “Avrei voluto ricandidare tutti i parlamentari uscenti. Ma è impossibile per la riforma del taglio dei parlamentari ma anche per esigenza di rinnovamento. Ho chiesto personalmente sacrifici ad alcuni. Mi è pesato tantissimo”. Mentre il segretario dem sarà capolista alla Camera in Lombardia e Veneto, mister “spending review” Carlo Cottarelli lo sarà al Senato a Milano. L’ultima novità è il microbiologo Andrea Crisanti, capolista in Europa.

Prima Cottarelli poi Crisanti: quando i “tecnici” sono piddini

Non ci voleva un genio per capire che Carlo Cottarelli di distanze ideologiche con le politiche del Pd non ne presentasse moltissime (per usare un eufemismo), come non ci è voluto un genio per intuirlo pure nel caso di Andrea Crisanti, uno dei virologi star dell’era del Covid. Quando si parla di euromanie, oppressione fiscale ad ogni costo, antirazzismo da operetta e sempre con il solo intento di favorire il dramma dell’immigrazione clandestina, non è che sia necessaria una fine analisi per riscontrare nelle politiche del Nazareno quanto meno una vaga identità (per essere gentili). E così è anche per il coronavirus, la cui gestione folle è stata certamente accolta con sicurezza più dagli ambienti di centrosinistra che non da quelli di centrodestra, a parole dissidenti su molti ambiti ma nella pratica – di fatto – conniventi e sottomessi.

E dunque che Crisanti, come Cottarelli, abbia scelto la “via sinistra”, non suscita grande sorpresa. Semmai certifica un fatto interessante: il cosiddetto “tecnico” nella politica, sostanzialmente è oggi la voce dominante. Di più, è una legge, che da sinistra accolgono quasi con gioia: anche perché è praticamente sempre una regola loro.

Alberto Celletti

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