Roma, 15 ago – Osservate il medagliere generale degli Europei di nuoto, con l’Italia che straccia tutti, e parlateci di ius soli. Parlateci oggi della necessità di regalare cittadinanze anche per essere competitivi nello sport. Già, carissimi propagandisti di sinistra, ce le ricordiamo benissimo le vostre baggianate. Ci ricordiamo perfettamente le amenità sciorinate durante gli Europei di calcio, evaporate d’un tratto dopo la strabiliante vittoria della nazionale italiana, affatto multietnica. Tutti zitti dopo aver esaltato il fortissimo Belgio, la strepitosa Inghilterra, la meravigliosa Francia.

Nuoto, Italia più forte di tutti. Altro che ius soli

E ci ricordiamo pure le sciocchezze olimpiche, allorché Marcell Jacobs stupì il mondo. Boldrinate all’uopo di certi commentatori, sinfonia di cortocircuiti. Psichedelico caleidoscopio impugnato da chi le idee le ha già confuse e finisce ancor più per offuscarsi la vista di fronte a una realtà che non andrebbe commentata a vanvera. Perché l’impresa di Jacobs fu semplicemente straordinaria e come tale andava onorata, evitando stucchevoli baggianate sulle cittadinanze non concesse e sul presunto razzismo che alberga nella nostra società. D’altronde Jacobs è italiano figlio di madre italiana, ergo per ius sanguinis. Italiano forse più di chiunque altro, perché lo è nel sangue e perché ha scelto di esserlo fino in fondo, evitando di rinnovare la cittadinanza statunitense.

Fateci caso, adesso tutti tacciono. Gli alfieri dello ius soli non sanno cosa dire di fronte all’Italia del nuoto, già impressionante agli scorsi mondiali (terza, dietro solo a due “continenti” come Cina e Stati Uniti). Come mai? Perché nessun solone di sinistra strumentalizza adesso le medaglie ottenute a questi Europei? La risposta, è ovviamente implicita. La verità è che l’Italia può essere sempre competitiva, anzi vincente, esattamente così com’è. Con la forza dorata che ci esalta e spinge a smentire pure il paradosso di Zenone. Facendoci beffe di bracciate e talloni, saltando a piè pari le avversità allorché si presentano.

Eugenio Palazzini

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