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Roma, 8 apr – Salvini torna a fare il battitore libero. A poche ore dal vertice di Arcore – dove il centrodestra ha stabilito la linea comune per andare a chiedere i voti in Parlamento sul programma di governo – il leader della Lega si dissocia, aggiusta il tiro, si ripropone come candidato premier e soprattutto riapre al dialogo con i 5 Stelle, raccogliendo l’invito Di Maio, che su Twitter aveva appena scritto: “Quando Salvini vorrà governare per il bene dell’Italia ci faccia uno squillo, gli diremo se saremo ancora disponibili a lavorare con lui al contratto di Governo”.
“Dovere di chi vince è parlare con tutti. Di Maio lo incontro volentieri anche questa settimana. Se invece ci sono dei veti è difficile. C’è una coalizione che ha vinto finalmente c’è la possibilità di un governo scelto dai cittadini, si parte da questa squadra, da questo programma. Sono disponibile io a incontrare tutti, a partire da Di Maio, perché anche il Movimento 5 stelle ha preso tanti voti, l’unica cosa che escludo è di fare un governo col Pd, bocciato dagli italiani“, ha detto Salvini arrivando a Treviso.
“Sono invece fiducioso – ha sottolineato il capo politico della Lega – in un governo con il Movimento 5 stelle. Voglio essere fiducioso perché questo è il voto degli italiani, questo il cambiamento che vogliono”.
“Io non devo convincere nessuno. Se tutti vanno avanti con i veti e con i no il governo non nasce. Se ciascuno rinuncia a qualcosa, come ha fatto la Lega, il governo nasce sulle cose da fare, non sugli incarichi“, ha ammonito ancora Salvini.
“Non mollo, farò tutto quello che democraticamente è possibile per dare agli italiani il governo che hanno scelto”. Però, ha assicurato, “vado al governo se ho i numeri e la capacità” di fare quello che ho promesso. “Se invece mi vogliono tirare dentro un governo che dura solo qualche mese allora dico non grazie e scelgo di tornare a votare”.
Parole chiare, che fanno il paio con “Chiederemo che sia io il premier ma non andremo in Parlamento ‘al buio’, cercando voti come ci si alza per cercare funghi nel bosco”. Così Salvini si dissocia dalla proposta del centrodestra di chiedere il voto sul programma di governo in Aula. “O ci sono i numeri certi per un governo che faccia delle cose per 5 anni o è meglio tornare al voto”, ha ribadito. “Andremo dal presidente della Repubblica e diremo ‘siamo pronti’, c’è un programma sul quale chiediamo i numeri che ci mancano. Se ci sono questi numeri io parto, e non vedo l’ora. Se non ci sono, se c’è chi vuole tirare a campare, perdere tempo – ha concluso Salvini – e se c’è chi pensa solo alla poltrona, torniamo agli italiani”.
Adolfo Spezzaferro

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