Roma, 24 lug – Una sentenza all’Italiana, uno sgorbio giuridico per salvare capra e cavoli quello del Tribunale Federale che ha sanzionato il Parma con 5 punti di penalizzazione mantenendolo però in serie A, in aggiunta ai due anni di squalifica per l’attaccante Calaiò: il tutto per il tentativo di illecito e responsabilità oggettiva del club emiliano alla vigilia della sfida in trasferta con lo Spezia per l’ultima gara del campionato di serie B. Successo del Parma per 2 a 0 e promozione in A in concomitanza del pari per 2 a 2 tra Frosinone e Foggia. Una sentenza da Ponzio Pilato che punisce ma non troppo i 4 messaggi di “ammorbidimento” spediti da Calaiò a due ex compagni dello Spezia.

L’ESCAMOTAGE DEI TEMPI DELLA SENTENZA – Chiariamo subito una cosa: la normativa che punisce la responsabilità oggettiva di un club per tentato illecito non prevede la retrocessione in una categoria inferiore; dalla serie B, il Parma non sarebbe potuto comunque finire in Lega Pro; solo in caso di responsabilità diretta, che coinvolgesse un dirigente e legale rappresentante della società, è prevista questa ipotesi. Ma non è il caso del Parma, che comunque ha annunciato ricorso, sia per la sua posizione che per quella del tesserato Calaiò. Ma a nostro avviso, il club emiliano non avrebbe molto di cui lamentarsi proprio perché questa sentenza, in qualche modo è da considerarsi politica, perché volutamente morbida.

Morbida perché è stata deliberatamente presa dopo un tempo lunghissimo di giudizio da parte del Tribunale Federale, ovverosia, abbondantemente dopo il 30 giugno, data della nuova stagione 2018/2019 e non del precedente campionato incriminato; per questo il club ha evitato ogni tipo di penalizzazione, ovvero, i due punti chiesti dalla Procura Federale che avrebbero previsto il ritorno in serie B. E il ripescaggio del Palermo, retrocesso dalla A, che si era costituito in attesa della sentenza del Tribunale Federale. Probabilmente, l’escamotage di allungare i tempi per confermare la serie A al Parma nasce dalla seguente filosofia buonista: i messaggi spediti dal tesserato Calaiò non hanno alterato oggettivamente l’esito di Spezia-Parma, i dirigenti emiliani erano all’oscuro di tutto, il club arriva da anni bui e tempestosi dove ha già subito pesantemente gli effetti di un fallimento con la cancellazione dal calcio professionistico. Ma il pasticcio grosso, al limite dell’incongruità giuridica arriva esaminando la posizione di Calaiò: due anni di squalifica, come abbiamo scritto,  per il tentativo di illecito. Ma la norma in oggetto, per il semplice tentativo prevede una pena di 4 anni e non di 2.

IL PRECEDENTE PERICOLOSO – Come mai allora questa sentenza sull’attaccante? Perché nel passato, Calaiò non era mai stato coinvolto in tentati illeciti e nemmeno in vicende di calcio scommesse. Ma l’assurdo è che l’istituto dell’Attenuante, non esiste nelle carte federali; o condanna piena per tentato illecito o assoluzione piena. Ma Calaiò non è stato assolto perché il tentato illecito si sarebbe riscontrato tale in quanto percepito così dal destinatario del messaggio e non “in tono scherzoso” come dichiarato dallo stesso accusato. Concezione questa assolutamente astrusa. Come astrusa ma, soprattutto pericolosa è questa sentenza, in attesa dell’Appello presso la Corte Federale che si pronuncerà ai primi di settembre.

Perché, se passa il concetto che un illecito o un tentativo di illecito con responsabilità oggettiva, non comporta dei punti di penalizzazione nel campionato interessato, ma in quello successivo, la voglia di riprovarci da parte di qualche club in corsa per la seria A diventerebbe fortissima; in fin dei conti, i 40-50 milioni di introiti derivanti dalla promozione nella massima serie, forse valgono bene qualche punticino di penalizzazione. Un vero pastrocchio che rafforza i tanti dubbi che accompagnano la giustizia sportiva in Italia; del resto, nei giorni scorsi, si è dimesso dall’incarico di Super Procuratore Federale presso il Coni, il generale dei carabinieri in pensione  Enrico Cataldi, fortemente voluto da Malagò tre anni fa per riformare la giustizia sportiva in Italia. Lo ha fatto perché ha toccato con mano”la fastidiosa opera di lobby delle federazioni per inficiare la giustizia sportiva”.  Detto da un altissimo servitore dello Stato, seppur in riferimento a vicende riguardanti la federazione danza, è un grido di allarme certamente da non sottovalutare.

Paolo Bargiggia

3 Commenti

  1. Ottimo articolo, ineccepibile, il solito doppiopesismo della procura federale, spesso inadeguata e parziale.

  2. Articolo Corretto, che ha provocato le ire comprensibili dei tifosi del parma, nessuno ricorda il caso piacenza, 2 calciatori vendono un paio di partite…a perdere…retrocessione….condanna anche se la societa ^ ignorava e successivo fallimento…

  3. Per me è vergognoso che lascino scrivere cose di questo tipo, nettamente di parte e scandalose. Guardate i precedenti seri, partite truccate e scommesse (leggi Buffon, Massello, tutte le partite di fine campionato del Catania e del Bologna, se non l’Udinese), vedi lo scandalo della finale dei playoff di serie B, non cagato da nessuno. Vuoi confrontarli con 2 messaggi del cazzo inviati ad un “amico” o “conoscente” che sia? Lo scandalo è che sia considerato questo come un precedente e non la “non radiazione” di giocatori quali quelli nominati sopra o presidenti come Zamparini o Preziosi che ogni anno rendono il calcio uno schifo. Scandaloso è permetterti di scrivere queste stupidaggini.

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