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Roma, 28 gen – La notte porta consiglio: il senatore di Forza italia Luigi Vitali non aderirà più al gruppo degli Europeisti per Conte. L’annuncio del suo passaggio ai “responsabili” era arrivato soltanto ieri sera. “Mi hanno chiamato Silvio Berlusconi e Matteo Salvini”, spiega l’ex sottosegretario alla Giustizia nel governo Berlusconi II. “Il Cavaliere mi ha ricordato il passato insieme: sono iscritto a Forza Italia dal 1995. Il presidente ha pure aggiunto: ‘Hai visto che ho parlato di larghe intese?'”.



Il dietrofront di Vitali dalla sera alla mattina

A convincere l’avvocato pugliese anche la telefonata con il leader della Lega. “Ma cosa vai a fare lì? Hai visto che io ho aperto su giustizia e fisco“, gli ha detto Salvini. Un dietrofront dunque nell’arco di pochissime ore: dalla sera alla mattina, come si dice. Ma Vitali assicura che non gli avrebbero promesso alcunché per restare nel centrodestra. “Questa è la mia ultima legislatura. Hanno prevalso gli affetti. D’altro canto cosa sarei andato a fare in un governo presieduto da Giuseppe Conte? Sarei stato solo un mercenario“.

Il senatore resta in FI: “Nessun appoggio politico al Conte ter”

Da qui la nota ufficiale del senatore forzista. “Nessun appoggio politico al Conte ter. Nelle scorse ore ho avuto modo di interloquire con il presidente del Consiglio Conte sottoponendogli l’urgenza e l’importanza per il Paese di una riforma complessiva della Giustizia dichiarando il mio appoggio ad un ritorno allo stato di diritto e di garanzie nel processo”, spiega Vitali. “E’ inaccettabile pensare che in un Paese civile siano stati aboliti i termini della prescrizione quando i processi hanno una media di durata al di là di tutti gli standard europei. Questo ragionamento condiviso con Conte – dice l’ex sottosegretario alla Giustizia – era nel solco di quanto già dichiarato dal presidente Berlusconi sull’apertura ad un governo istituzionale”. E anche nel solco di “quanto dichiarato dal segretario Matteo Salvini circa la volontà di parlare con chiunque a patto che fossero messi al centro i contenuti di una piattaforma di governo che prevedesse tra gli altri una riforma della giustizia e fiscale. Percorsi utili ed essenziali per evitare elezioni anticipate che tuttora ritengo insensate. Ribadisco dunque nessun appoggio politico al Conte ter”, conclude.

Il gruppo degli Europeisti dunque resta a quota dieci senatori (peraltro grazie al soccorso di una senatrice del Pd). La strada per il Conte ter dunque è ancor più in salita. E Renzi se la gode.

Adolfo Spezzaferro

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